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Strade

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​Sono nata in una grossa borgata della profonda pianura padana, diventata poi una piccola città. La casa in cui sono cresciuta, nel cuore del centro storico, aveva le finestre che si affacciavano proprio sulla via principale. ​Ricordo che mio papà aveva fatto mettere delle sbarre in ferro battuto: servivano a evitare che mia sorella, una vera peste, rischiasse di cadere. Per questo anche per me, che ero ancora una bambina, non era così facile affacciarsi. Mi sporgevo un po' e da lì vedevo il mondo. Un piccolo mondo antico. ​Erano gli anni in cui ancora "ci si dava la voce", e di richiami la via era sempre piena. Dal balcone della signorile palazzina di fronte, la bella signora bionda confidava a mia mamma i piccoli affanni della notte. Poco più in là, dalla latteria usciva la simpatica signora Wilma: braccia incrociate, la battuta pronta, si fermava sulla porta a scambiare due parole (a dì la sua, in pura lingua madre) con la moglie del barbiere, che ribatteva dall'al...

Manuale di Sopravvivenza per Feomelanina-Dotati

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Prologo Dunque io avrei  una maggiore vulnerabilità agli eritemi e a una percezione più intensa dell'irraggiamento termico a causa della genetica che mi ha conferito una predominanza della feomelanina rispetto all'eumelanina, un pigmento che conferisce minore protezione dai raggi. Con un'estate così anticipata e fuori norma, da vivere in terra di padania, non mi resterebbe che piangere, ma invece, voglio sorridere o provarci Il Manuale di Sopravvivenza per Feomelanina-Dotati (Senza sembrare un fantasma in lockdown) ​1. La pozione magica (SPF 50+) ​Invece di spalmarti quel pastone bianco che ti fa sembrare la controfigura di Casper o un mimo triste, punta sulle nuove formulazioni giapponesi o coreane: dicono siano leggere come l'acqua, non appiccicano e non costringono a sembrare un monumento di marmo semovente. La regola d'oro? Se non sembri un bignè glassato, ne hai messa troppo poca. In ogni caso i dubbi sul SPF 50 rimangono: sarà troppo poco? Vi saprò dire ​2. I...

Bagagli pesanti e passi di montagna

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Alla fine sono partita. Con il solito carico di bagagli: jeans, magliette, calzoncini corti per le mie minime sedute elioterapiche sotto l'enorme ombrellone – e chissenefrega della mia veneranda età e dei difetti. Sono comunque in mezzo al nulla e le gambe hanno quel sufficiente minimo di melanina necessario. ​Tanta spesa, fra i bagagli, che qui a giugno si trova poco. Poi le cose portate in città e che ora fanno il loro ritorno in montagna. Chissà perché, poi. ​Ho un sogno da sempre: prendere uno zaino con due cambi, un libro e nulla più e andarmene a zonzo, proprio come i protagonisti di Tre uomini in barca. Con l'unica differenza che il ginocchio della lavandaia, io, ce l'ho per davvero. Invece no, non riesco. Ho sempre troppo con me. Come una tartaruga che ha la sua casa in spalla. ​Appena arrivo sullo spiazzo davanti al cancello, realizzo quanto lavoro ci sarà da fare. È passato il giardiniere per le cose urgenti, le siepi sono gigantesche e verranno potate a breve, m...

Tra parabole di tulle e stile padano

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Ormai FB ha silenziato tutti i miei contatti, dando ampio spazio a sconosciuti e a pagine "diversamente interessanti" — cosa già detta e ripetuta. In questi giorni, a random, mi appaiono servizi su un matrimonio legato alla Royal Family. Bene: osservo con attenzione gli abiti femminili (non quelli maschili, che sono praticamente divise). Ecco, gli outfit delle signore mi proiettano direttamente negli anni '50, tra colori pastello, fantasie a fiorellini, cappellini e velette. Un'eleganza datata, che a mio parere finisce col non essere nemmeno più tale. Ho la certezza di assistere a uno scenario teatrale, o a una rivisitazione storica a uso e consumo dei turisti. ​Quell'estetica da Royal Ascot — con i colori pastello da confetto, i pattern fiorati che ricordano le tende di una casa di campagna e quei copricapo simili a parabole satellitari ricoperte di tulle — pare essere la divisa ufficiale dell'aristocrazia britannica. Una recita, forse a beneficio di sudditi ...

IL PUZZLE DEI LUOGHI PERDUTI

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​I luoghi ​Mi accorgo che mancano cose alla mia vita. No, non parlo di un paio di scarpe o di un abito – anche se magari capita che li cerchi e realizzi di non sapere dove siano finiti. Mi mancano le cose delle città dove ho vissuto. I viali, le strade, i palazzi, i parchi: è questo che manca. ​Ho insistito tanto, ho discusso molto per tornare qui, convinta che fosse la cosa giusta da fare. Ecco, sto ancora cercando di capire se lo fosse davvero. ​Della città ducale mi mancano i grandi viali alberati che, partendo da casa, mi portavano in Sant’Agostino, al Palazzo dei Musei, al vecchio Ospedale Estense. Percorro mentalmente Via Emilia Centro fino ad arrivare a Largo Farini e al Palazzo Ducale. Rivedo le librerie, la Giunti e la Feltrinelli, dove mi infrattavo alla ricerca delle ultime novità o di qualche perla sfuggita. E poi le piazzette misconosciute, le strade piccole e deserte con i portici, dove sentivo risuonare i miei passi e dove Winston prima, e Isi poi, facevano il loro perso...

La giovinezza non ha bisogno di motivi per correre, ha solo bisogno di vento

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Due ragazzine attraversano la strada. Di corsa. Indossano leggings, magliette cortissime e hanno i capelli lunghi svolazzanti: ridono fra loro, con quelle risate che si possono fare solo a quell'età. Trasmettono gioia solo a guardarle. Sono ferma in auto; le osservo e sorrido anch'io. ​Amavo correre. Con quel dolore al fianco che toglieva il fiato. Correvo, come se non fossi stata in grado di camminare diversamente. Correvo e non pensavo a nulla, non mi accorgevo di niente. Ero sola con me stessa. ​Spesso il vecchio N.H., don P., con la sua aria austera ma gentile, curvo su se stesso e con abiti che sembravano uscire da un camerino di teatro, mi schivava sul vecchio corso e mi rimproverava: «Le signorine non devono correre. La tua mamma ti veste elegante e tu corri? Non si fa». Lo ripeteva come un mantra, e io continuavo a correre e saltellare nei miei abitini inamidati, aggirando le persone e gli inevitabili ostacoli della strada. ​Ero da sola, perché quelli erano anni in cui ...

AMICI LETTERARI: … POI VENNE MAIGRET

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​Era un'atmosfera da domenica sera, quando ci si sente fiacchi senza aver mai fatto nulla, invasi da un molle torpore e i minuti scorrono più lenti che gli altri giorni." — G. Simenon ​Georges Simenon non è stato "solo" Maigret: autore prolifico come pochi altri, ha lasciato in eredità libri incantevoli. Eppure, Maigret è Simenon: il suo alter ego, o forse l’uomo che avrebbe voluto essere. ​Quando sento il bisogno di staccare la spina, apro un libro di Maigret. Dovrei averli tutti, ordinati in uno scaffale apposito, ma in fondo spero sempre che non sia così. Mi piace pensare che qualche racconto mi sia sfuggito e mi attenda ancora in una piccola libreria di quartiere, in una vecchia ristampa o tra i banchi di un mercatino dell’usato. ​Jules Amédée François Maigret, commissario della Sûreté di Parigi — burbero, gran bevitore, buongustaio e fumatore incallito di pipa — mi è amico da tanti anni. Tutto è iniziato quando, ancora ragazza, trovai una vecchissima edizione de...