Cammino, nella mia campagna urbana, musica in cuffia, cercando di non inciampare in Isi, che si ferma ad annusare ogni cm di erba e di asfalto, tornando sui suoi passi perché ha dimenticato un odore, che è quello che poi la fa scattare a caccia di sa solo lei cosa. Intanto, ad ogni fermata guardo il cielo: lo faccio spesso e lo fotografo. Oggi ha le mille sfumature di grigio, con pennellate di azzurro. La luce varia, a un tratto è più luminosa, poi torna al cupo. È febbraio, quando l'inverno vorrebbe lasciare, ma non ne è convinto. Anche alcune piante, cominciano ad avere un embrione di gemme, ancora chiuse, ma promettenti. Chissà perché faccio paragoni con questo mio periodo di vita: sono nel pieno del mio autunno, ma ho progetti, visioni di futuro, simili a quello che si vede guardando in un binocolo tenuto al contrario.
Sorrido, perché ieri con le amiche si è parlato di quando si era visto per l'ultima volta il Festival di Sanremo. Per me facile ricordare: era il gennaio 1988, avevo superato il maledetto 1987 e i controlli iniziavano a essere a distanza di tre mesi, non più settimanali o mensili. Ritornano alla memoria molti brani di quell'anno, da Ranieri alla Mannoia, ma il mio sorriso attuale è legato al fatto che sto ascoltando Francesco Nuti, con "Sarà per te". Con quel suo significato, per me, tutto speciale. Con un suo senso profondo. A distanza di tanti anni, riesco a rivederlo, Nuti, seduto sulla scala, timido, mentre intona, quasi sussurrando, le note di quel dolcissimo pezzo, che è da sempre nelle mie playlist, partite con le musicassette, poi con i CD, per l'ipod e ITunes, fino agli auricolari di oggi collegati al mio smartphone e ad Amazon Music. Sono una boomer, dal vinile al bluethoot, è stato un attimo.
Isi ha finito le sue perlustrazioni. Ora guardo per terra, a evitare fango e pozzanghere, regalo delle piogge recenti. Il cielo si è fatto più scuro, ascolto Alessandro Haber che ha fatto sua "Insieme a te non ci sto più ": è un vecchio brano, che da ragazza snobbavo, ora l'imperfezione di Haber, lo rende struggente. Non finirei mai di ascoltarlo. No, meglio rientrare a casa, spegnere tutto. Non voglio essere troppo sentimentale, non lo sono mai stata.
Qui inizia tutta un'altra storia, però. Con i sentimenti, io bisticcio e pasticcio
A volte, mi sembra di vivere come nota, un po' stonata in uno di quei vecchi dischi, quelli con le fiabe sonore: a mille ce n'è in questo cuore di fiabe da narrar...