S’è fatto tardi molto presto (Yogi Berra)

Scorro le pagine social, leggo tanti elogi alla vecchiaia. 
Fra quelle righe, l'orgoglio delle rughe, la consapevolezza della propria forza. Bello! Belle parole, che piacciono, si condividono e cerco di fare mie. La verità è che non ci riesco proprio. Non ci credo.

Da quando sono entrata nella settima decina, sono caduta in uno stato di perniciosa prostrazione. Lo specchio riflette lo stesso viso, poche rughe in fondo, quelle che Anna Magnani diceva di essersi conquistata come medaglie, ma dietro l'apparenza, c'è altro. E non mi piace. 
È certo che non mi sono fatta mancare nulla, il mio corpo ha decine di cicatrici, ma non ho mai sofferto di ipocondria, anzi tutto il contrario. Ho sviluppato un rapporto di disincanto con i medici e se per anni ho lamentato problemi, definiti da stress, salvo finire sotto i ferri in emodinamica, perché stress non era, alla fine, stressata lo sono diventata. Stremata, più che altro. 
Ora, però comincio a seguire con una dose di sano sarcasmo, ma non troppo, alcune rubriche mediche, cerco su google eventuali segni di malattie varie, mi scruto con attenzione diversa. In fondo, mi ci vuole parecchio per guarire da una distorsione e se inizia a stare bene il ginocchio destro, il sinistro comincia a lamentare la tendinite della zampa d'oca. Nemmeno Jerome K. Jerome, con i suoi "Tre uomini in barca" , avrebbe potuto tanto, dove il ginocchio della lavandaia, bastava. Passerà? Vado di riposo, di ghiaccio, evito i miei esercizi di pilates casalingo, faccio tanti gradini comunque e il contapassi sale ai soliti numeri. Battito e ossigenazione ottime, pressione normale. Paranoia, presente 
Comincio a osservare i capi del mio guardaroba e mi chiedo se certi jeans siano poi adatti a una signora tanto  āgèe quale sono e ripenso a mia mamma, alla mia età, peggio a mia nonna e no, credo che continuerò con i jeans. Un pochino di evoluzione c'è stata. Mai abbastanza, per il mio carattere.
Se il fisico subisce quella legge che porta tutto in giù e svuota lo svuotabile, arrotonda dove non dovrebbe, la mente pare funzionare meglio, ma non ne sono poi sicurissima. Ieri davanti a un caffè, tante chiacchiere con Esse e mio marito, risate in ricordo dei vecchi e nuovi tempi comuni, ma anche troppe frenate di memoria: "Come si chiamava, quel tipo?" Nessuno lo ricorda, passiamo oltre intanto, ma sempre intanto si chiama un amico per avere conferma su un altro dubbio. Succede, certo, ma sempre più spesso. Vero, che con gli anni abbiamo accumulato tante informazioni e il nostro motore di ricerca interiore necessita di tempo maggiore per elaborare richieste. Me la vendo così, ascolto anche ai discorsi su sciatiche e cervicalgie, smemoratezze, pastiglie e pomate miracolose ma mica tanto, diete che tutto quello di una volta fa male, ma quello che ti negavano, adesso sì, va mangiato e non in modica quantità. Si dice che se una volta ci si incontrava al Roxy Bar, ora sarà alla Farmacia. Niente whisky ormai, c'est la vie, cher amis
Nell'inizio di questa settima decina, dove tutto si capovolge, mi costringo a capriole mentali per adeguarmi.
Vado a fare l' impacco di ghiaccio per la mia tendinite della zampa d'oca. E per le zampe di gallina? E il collo con le rughe da tacchino? Più che un corpo, una stia di volatili
Ghiaccio e plaid, che si sa mai

"Piena di rughe non è una delle cose che volevo essere quando stavo crescendo.”
























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