Manuale di sopravvivenza di una SGRUNT

Dialogando in una brutta giornata di marzo

- lo sai, riesco a sentirmi a mio agio con pochissime persone e ieri erano quasi tutte accanto a me sulla piazza. Ne mancavano giuste un paio e non vivono qui
Con altri mi parte l'ansia e invece di parlare, la tentazione è la fuga 
- ok, ma fra quelle persone c'erano tua sorella e tua cugina, parliamone
- io ci provo da sempre, sin da ragazza, ma fatico. Cerco di socializzare, e in effetti a volte ci riesco, ma poi devo sempre trovare il modo di isolarmi. Passo per scema probabilmente 
- in effetti tu sei sempre stata... "SGRUNT": il fumetto lo avevi proprio dipinto in faccia...

Sospiro e rido con lei
Avevo già sorriso nel pomeriggio
Stanca, ma serena e senza "Sgrunt

(Si fa Sgrunt se si è delusi, arrabbiati, furiosi o indispettiti per una improvvisa contrarietà. Non è quindi sempre e comunque un' onomatopea da usare per indicare rabbia. In definitiva: se le cose non ci piacciono, diciamo Sgrunt: da onomatopea del fumetto)



​Manuale di sopravvivenza ai soprannomi (o: Come non farmi venire l'orticaria)

​Ho una sorella, ma il suo diminutivo storico, "Baby", lo tiro fuori solo nelle grandi occasioni. In compenso, c'è chi si rivolge a me chiamandomi "sorella". Ora, va di moda, d’accordo, ma vorrei precisare che non porto il velo e non ho preso i voti. La vera sorellanza sembra passata di stagione, ma per parlarne servirebbe un’analisi seria, e oggi preferisco restare sul leggero.
​Passiamo al resto del glossario degli orrori:
​"Tesoro": Vietato. O meglio, concesso a una ristrettissima cerchia di eletti che si contano sulle dita di una mano (devo ancora fare l'appello definitivo, ma un paio di nomi ci sono).
​"Cara" o "Carissima": Se non è un intercalare distratto, mi scatena l'orticaria immediata. È quel modo di parlare un po’ viscido, tipico dei politici in campagna elettorale o di chi ha rimosso il mio nome dalla memoria. Solo a pensarci, mi vengono i brividi.
​"Amore": Accettabile solo se rivolto a un neonato o a un barboncino. Fine della lista.
​Quanto al "ti amo", non aspettatevelo da me. Mi mette a disagio: ci si scopre troppo e il rischio di scottarsi è altissimo. Posso pensarlo, certo, ma credo che abusarne sia il modo più veloce per uccidere il sentimento stesso. E quando lo leggo su certi post social, tra il retorico e il glicemico... beh, sento il bisogno di un antiacido immediato.

​Sinceramente "Sgrunt"
​Lo ammetto, sono un tipo "sgrunt". Sono allergica alle smancerie, ma capace di affetto vero e di slanci improvvisi. Non regalo abbracci a chiunque, ma se lo faccio, vi guardo negli occhi. E sì, mi commuovo pure — anche se poi mi vergogno un po' e cerco di recuperare il mio cinismo

​Sono sincera, ecco tutto. Una sincerità ruvida, forse, ma autentica. Come diceva Kosta Mariano:
​"La sincerità non fa sfoggio di belle parole, la sincerità non vuole colpire l'orecchio, ma il cuore."
​Impossibile dargli torto. Quindi, mirate pure al cuore, ma per favore: fatelo senza ferire (e senza chiamarmi "carissima").


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