CON AMORE O PER AMORE?
Oggi, la giornata più imbarazzante dell'anno.
Lo è per me, da sempre e con motivazioni diverse.
Lo è per me, da sempre e con motivazioni diverse.
Colpa, pare, della mia incapacità di essere romantica, anche se non mi sono mai spiegata il senso che mi si è voluto dare. Al mio paese si usa un termine dialettale, davvero onomatopeico, per definire qualcosa di troppo dolce, zuccherosa all'eccesso: "slaciughenta" Ecco, forse mi è stato chiesto di essere così, zuccherosa, ma io sono piuttosto amara, ma di un amaro buono, però, come il cioccolato all'80%.
S. Valentino, ma chissà quale: il martire cristiano, vescovo di Terni o la festa del medioevo che sanciva la giornata delle offerte augurali delle rose? I Valentini, valentines, erano anche le lettere d'amore del duca d'Orleans, incarcerato, alla moglie.
S. Valentino, anni fa: quello delle compagne di scuola e i loro bigliettini, con tanti cuoricini, la gioia dell'appuntamento, la copertura delle amiche per la tipica "bigiata" con il ragazzo. Io, testa altrove, molto confusa fra quel volere e no, con le mie eterne fughe da tutto e tutti, senza Valentini intorno, un po' sperduta, sì.
S. Valentino, quello dei fiori che papà portava alla mamma e lei ne era felice, li aspettava. Innamorati, più coppia che genitori, fino alla fine
S. Valentino, quello che ha sempre messo in crisi il mio compagno di vita, come in qualsivoglia festa comandata. "Non ti si può regalare nulla", dice. Il punto è questo. Mi mette a disagio ricevere regali. Meglio le lettere, come il duca o il tragico Cyrano.
Lettere, parole, pensieri. Difficilissimo regalare parole davvero sincere, con amore e non solo per amore.
Nessun biglietto da Baci Perugina, per favore; sarebbe come credere alle previsioni dei biscotti della fortuna, a fine pasto al ristorante cinese.
Si scrive tanto d'amore da sempre, anche troppo. Spesso male.
Fra poesie, epopee, tragedie, commedie, tanti brani, infinità di romanzi, su cui mi sono rovinata gli occhi, non sono Giulietta e Romeo i miei eroi, nella mai apprezzata tragedia shakespeariana, ma Florentino Ariza e Fermina Daza, in Amore ai tempi del colera. L'inno alla gioia di Gabriel Garcia Marquez.
La poesia che amo oggi, invece? Erri de Luca, sicuramente
Io te vurria vasà – sospira la canzone,
ma prima e più di questo io ti vorrei bastare
come la gola al canto e come il coltello al pane
come la fede al santo io ti vorrei bastare.
E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare,
io ti vorrei bastare.
Io te vurria vasà – insiste la canzone,
ma un po’ meno di questo io ti vorrei mancare,
più del fiato in salita,
più di neve a Natale,
più di benda su ferita,
più di farina e sale.
E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare.
Io ti vorrei bastare.
Buon San Valentino a chi non ha paura dell'amore, di inciampare, cadee, rialzarsia chi sa che non è solo una rosa, ma tante spine, a chi va oltre l'amarezza, cercando quel po' di dolcezza, perchè chi cerca, trova. A chi sa aspettare, come Florentino con Fermina: ...53 anni, 7 mesi e 11 giorni
S. Valentino, ma chissà quale: il martire cristiano, vescovo di Terni o la festa del medioevo che sanciva la giornata delle offerte augurali delle rose? I Valentini, valentines, erano anche le lettere d'amore del duca d'Orleans, incarcerato, alla moglie.
S. Valentino, anni fa: quello delle compagne di scuola e i loro bigliettini, con tanti cuoricini, la gioia dell'appuntamento, la copertura delle amiche per la tipica "bigiata" con il ragazzo. Io, testa altrove, molto confusa fra quel volere e no, con le mie eterne fughe da tutto e tutti, senza Valentini intorno, un po' sperduta, sì.
S. Valentino, quello dei fiori che papà portava alla mamma e lei ne era felice, li aspettava. Innamorati, più coppia che genitori, fino alla fine
S. Valentino, quello che ha sempre messo in crisi il mio compagno di vita, come in qualsivoglia festa comandata. "Non ti si può regalare nulla", dice. Il punto è questo. Mi mette a disagio ricevere regali. Meglio le lettere, come il duca o il tragico Cyrano.
Lettere, parole, pensieri. Difficilissimo regalare parole davvero sincere, con amore e non solo per amore.
Nessun biglietto da Baci Perugina, per favore; sarebbe come credere alle previsioni dei biscotti della fortuna, a fine pasto al ristorante cinese.
Si scrive tanto d'amore da sempre, anche troppo. Spesso male.
Fra poesie, epopee, tragedie, commedie, tanti brani, infinità di romanzi, su cui mi sono rovinata gli occhi, non sono Giulietta e Romeo i miei eroi, nella mai apprezzata tragedia shakespeariana, ma Florentino Ariza e Fermina Daza, in Amore ai tempi del colera. L'inno alla gioia di Gabriel Garcia Marquez.
La poesia che amo oggi, invece? Erri de Luca, sicuramente
Io te vurria vasà – sospira la canzone,
ma prima e più di questo io ti vorrei bastare
come la gola al canto e come il coltello al pane
come la fede al santo io ti vorrei bastare.
E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare,
io ti vorrei bastare.
Io te vurria vasà – insiste la canzone,
ma un po’ meno di questo io ti vorrei mancare,
più del fiato in salita,
più di neve a Natale,
più di benda su ferita,
più di farina e sale.
E nessun altro abbraccio potessi tu cercare
in nessun altro odore addormentare.
Io ti vorrei bastare.
Buon San Valentino a chi non ha paura dell'amore, di inciampare, cadee, rialzarsia chi sa che non è solo una rosa, ma tante spine, a chi va oltre l'amarezza, cercando quel po' di dolcezza, perchè chi cerca, trova. A chi sa aspettare, come Florentino con Fermina: ...53 anni, 7 mesi e 11 giorni
Nella foto, i miei genitori