Olimpiadi d'inverno

Provo una profonda indifferenza verso il mondo dello sport, in tutte le sue forme. Detesto l'agonismo in ogni sua espressione e va da sè che le Olimpiadi di ogni stagione, con il circo mediatico che le circonda, finiscano per tediarmi
Non mi appartiene la tifoseria
Ogni volta che mi sono avvicinata a uno sport, è stato solo per piacere personale. Nuotare, ad esempio. Amo l'acqua. Nell'acqua mi sciolgo, il mio corpo assume fluidità, non rischio di inciampare nei miei stessi passi, di cadere fracassandomi a causa di un salto in alto a 90 cm, al più ed è successo, vengo presa dai morsi di un crampo, magari abbastanza al largo, ma niente panico, a riva si torna. Sola! Nessuna idea di sfidare nessuno. Le rare partite a tennis, sono state quanto di più fantozziano si possa immaginare. Le corse sempre liberatorie e se c'era chi correva più di me, buon per loro. I pattini, sono velocità, anche se ammiro certe espressioni artistiche 
In palestra, ho sempre preferito gli attrezzi: mi consentivano la giusta solitudine e l'unico fastidio, era la vicinanza di paraculturisti dalle ascelle fumanti. Si può fare di tutto, senza necessariamente puzzare, ne sono convinta. Non credo agli odori testosteronici, che mi schifano, di cui certi vicini di macchina, parevano inebriarsi.

Sono cresciuta con una madre, che seguiva gare di slalom e discesa libera, piuttosto che di nuoto in ogni stile possibile, con più fervore di quanto si approcciasse alle preghiere e non temo di essere blasfema, perché è semplice verità. Nei periodi in cui viveva con me, seguiva i tour o i giri ciclistici per farne poi cronaca a mio marito, con disamine da vero processo. L'ho vista esaltarsi per un ciclista, con il fervore di una fan davanti a un rockettaro. Conosceva regole sportive, pur senza aver mai praticato. Solo il calcio era accantonato lasciando la blanda tifoseria a mio padre, che comunque seguiva le partite al bar, per godere della compagnia e osservare divertito i comportamenti degli amici. 
Misteri della psiche o dello sport, Incomprensibili per me.

C'è qualcosa, invece, su cui sto riflettendo e ho riletto, proprio per i miei dubbi, alcune frasi del Barone De Coubertin ed è quell' incredibile mole di denaro, di affari, più o meno leciti, si presume, che girano intorno alle Olimpiadi e forse agli atleti stessi. Sport e politica. Gare in campo e d'appalto.
Banalmente, che ne è stato delle idee che hanno portato alla nascita delle Olimpiadi? 
Semplicisticamente, i famosi cinque cerchi intrecciati simboleggiano ancora quell'unione dei continenti, lo spirito olimpico di amicizia e di inclusione? 
No, non ci crede più nessuno, temo.Quello che leggo, soprattutto, mi porta a pensare molto oltre. Si stanno combattendo battaglie ideologiche anche sugli spalti, più che sportive in gara
Povero Barone Pierre

"Il giorno in cui uno sportivo smetterà di pensare prima di tutto alla felicità che il suo sforzo gli procura e all'ebbrezza dell'equlibrio tra potenza e fisico che ne deriva, il giorno in cui lascerà che le considerazioni sulla vanità o sull'interesse prendano il sopravvento, in quel giorno i suoi ideali moriranno".
(Pierre de Coubertin)

Ideali che, se non sono morti, certamente non stanno molto bene





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