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Visualizzazione dei post da dicembre, 2025

DECLUTTERING

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Ogni fine anno, come ogni inizio ha necessità di una parola che lo identifichi, lo timbri Per queste ultime ore del 2025, uso un termine inglese: decluttering Ho già avuto modo di dire che ho iniziato l'ultimo mese in cui i miei anni, inizieranno con il numero.6. Poi sarà il 7 La pesantezza degli anni, dovrà bilanciarsi necessariamente con una leggerezza di intenti, di cose, di relazioni Se viene facile buttare oggetti, possibile declinare intenti sobri, molto meno lo è allontanare le persone. Molte volte è doloroso. Lo è persino quando mi trovo a farlo sui vari canali social In questa fase di vita, è facile piangere amici che se ne sono andati e  per non perderli ancora, mantengo il loro profilo social;  mi blocco, diventa complicato cliccare sul tasto "elimina", per altri, vicini, ma so che va fatto Nella vita reale, chiunque abbia intrecciato il suo percorso con il mio, ha lasciato qualcosa e spesso, si è portato via molto di più. Succede anche sui social: ci si ...

25 dicembre, mattina

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Sono le 4, scendo in cucina, cercando di non fare rumore, o almeno ridurlo al minimo, ma la forma particolare della mia casa, unito al silenzio dell'alba tende ad amplificare tutto Mi accorgo che il ginocchio che dalla fine dell'estate, mi da tormento, è piuttosto sciolto, non ha la solita rigidità: buon natale mi dico sorridendo. In cucina, sul tavolo, il mostro, come chiama mio marito il frullatore: devo preparare la crema di funghi e non voglio usare il minipimer a immersione. Ho già pronta la doppia frusta, ma sono ancora indecisa se preparare lo zabaione classico, oppure una crema di mascarpone, con panna e senza uova,  al sapore di arancia: valuto l'impatto calorico, glucidico e soprattutto temporale. Cosa mi Impegnerebbe meno? Non voglio sottrarre troppo tempo alla famiglia, e poi perché penso a cosa possa fare più o meno bene, proprio  oggi? In una vita a dieta, ci può stare lo sgarro natalizio e me lo ripeto mentre inghiotto i miei soliti biscotti "pucciati...

BUON NATALE E COSÌ SIA

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Questo virus prenatalizio, ci ha annientati come strike al bowling.  In fase di ripresa io, ma in default il compagno di vita, mi preparo a un Natale con figlia, genero, 5 siberiani e una terrier, con propositi di eleganza natalizia azzerati. Ogni volta che il mio sguardo incappa in uno specchio, sento risuonare la voce di mia mamma, ma anche della bisnonna, con cui sono cresciuta: " te sì una strolega". Una strega, una zingara. In effetti, i miei capelli hanno disperatamente bisogno di una sforbiciata, perché stanno vivendo una vita molto anarcoide, anche se ogni giorno cerco di dar loro un minimo senso artistico. Ci penseremo dopo.  Ecco dopo Natale, anche gli incontri con le amiche, e parentado vario. Prendo appuntamenti, guardando il vecchio calendario, poi digitando sullo smartphone, un piede nel passato e la matita capacitiva nel futuro Fra spese on line e ultimi regali, giocoforza ordinati su Amazon, vivo con relativa tranquillità questi giorni. Mi piace pensare di av...
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In questi giorni, 30 per l'esattezza, mi sto lamentando per il tempo. Non sono sempre così tanto noiosa sul tema meteo, ma a ogni tuono, scroscio di pioggia, alito di vento, la mia cagnetta sociopatica, mi da veramente da fare con attacchi di panico, tentativi di fuga e rincorse a piedi nudi, fra le pozzanghere...di notte. Amavo il rumore della pioggia e mi sono affezionata anche ai sibili del vento che risuonano nel camino. Con Winston, il mio vecchio westy, non c'erano problemi: da vero cane delle Highland, sfidava impavido le bufere della ca' dal vént e si rimetteva a dormire in una delle mille cucce che abbiamo disseminate per casa. Ora, ammetto, viviamo diversamente sereni ogni cambiamento meteo Comunque sia, ieri il compagno di vita voleva accendere i termo, ma ho declinato. Felpa, poncho e insulti, sono bastati. Lui, in tenuta montanara, ha sfidato le intemperie. Io, no!  Mentre preparavo le borse per la trasferta montana, avevo ben chiaro che mi sarei portata poca r...
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Leggo le righe di quella bella penna che fu Edmondo Berselli, che di costume ha scritto molto. Sono continui sussulti di memoria, che mi riportano a una vita fatta a carta carbone, dai padri democristiani, ai nonni socialisti, alla prima seicento caricata al limite per le vacanze, alle tribune politiche e ai musichieri della prima televisione. Dagli anni faticosi a quelli del boom economico, anche troppo esplosivo.  In queste pagine, anche parole dei testi di brani musicali; non le leggo, la mia mente le canta. Strano, perché sono di canzoni che credevo di aver rigettato, in quel furore contestatorio. Se mio padre ascoltava con occhi lucidi gli acuti di Claudio Villa, lo guardavo un po' schifata, ma lui amava quelle arie aperte, le sonorità maestose delle  mattinate leoncavallesche e quella Granada città dei fiori.  Mamma aveva una sorta di cotta musicale per Achille Togliani, ma le piacevano Gorni Kramer e Natalino Otto, swing e un minimo jazz, quelle note che ora amo an...
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Un incubo Uno dei peggiori Ogni tanto torna l'inquietudine e potrei scriverne un nuovo libro, parafrasando Pessoa Mi sento scossa, un po' mi sembra di tremare, un po' mi sento stro la gola chiusa. Scendere in cucina, è la soluzione: due digestive in  condivisione con la loppide, un falso cappuccino, che i puristi mi strozzerebbero, lo so, ma quello posso prendere e mi accontento. Mi calmo, ma non abbastanza. Apro il frigorifero: cosa c'è di più normale alle 4 am, che guardare dentro il frigorifero con il cervello spanato? Eppure, aiuta. Follia, ma penso che avrò la mattina fuori e improvvisare un pasto, potrebbe aiutare a scacciare la tensione rimasta. Uova, verdure già cotte, formaggio. Ho i funghi secchi portati dalla montagna, potrei fare una pasta matta e mettere insieme una torta salata. La pasta matta è semplice, una base perfetta per molte preparazioni: ho imparato a usarla nei miei anni liguri, basta avere farina, olio e acqua frizzante, lasciarla riposare e tir...

Ho impigiamato I miei pensieri

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Ci sono giorni, periodi esattamente, in cui la mia vita ha bisogno di un pigiama, il solito a quadretti, moderatamente largo, da potersi muovere agiatamente: quella quasi taglia in più, che forse troppi miei abiti hanno. A volte anche nelle calzature. È proprio una sorta di metafora di vita, perché tutto intorno a me deve avere spazio. Anche il corpo. Di più i pensieri Non deve avere fronzoli il pigiama, nessun decoro. Essenziale, maschile, è una sorta di coperta di Linus da indossare dopo una doccia calda e gli oli profumati del mattino, per affrontare le giornate solitarie, quelle in cui la porta è sbarrata anche alle parole, dove le risposte ai messaggi, quando ci sono, diventano una semplice emoticon: ok È il momento di impigiamare anche i pensieri, di metterli comodi in una sorta di stand by. Non è semplice, aiutano i passati percorsi di meditazione, ma anche semplicemente un libro, trama avvincente, scrittura accattivante. E certa musica. Certa, perché spesso, si rischia di peggi...
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Alla fine, nonostante le mie perplessità,  ho deciso di addobbare l'albero. Anzi, quando ho proposto l'acquisto di quegli alberi minimalisti, di una fredda sobrietà,  mio marito è partito con il carrello verso il garage, dove teniamo l'avete di plastica iperealista, di certa provenienza cinese. Di vero c'è che perde gli aghi: "è l'età ", sentenzia il compagno, "ne prenderemo uno nuovo il prossimo anno". No, non credo. Sballo le scatole, alla ricerca delle decorazioni per una prima stesura: esatto, come in uno scritto, l'albero ha bisogno di verifiche quotidiane, spostamenti, aggiustamenti.  Mi impolvero e sudo, come fosse estate. Niente, soffro di crisi d' ansia, il Natale ormai mi rende nervosa e, se sono nervosa e i miei ricci più indiavolati, il mio umore è proprio all'inferno. Alla ricerca di un qualunque spirito natalizio, chiedo ad Alexa un po' di musica ad hoc, ma niente, solo un sorriso,  ma amaro perché l' Halleluja...