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Un'estate così antipatica, non mi succedeva da anni. Ne ho avute di orribili, certo, ma detestabili così, no. Umore pessimo in perfetto pendant con il meteo montano: ogni giorno, ogni notte, se non è vento, è pioggia, nuvoloso con freddo, quindi con Isi in perenne psicosi. Mi isolo e mi annoio. Io odio la noia, ma la soffro di più in certa compagnia. Poi sono diventata più pigra. Sono annoiata perché pigra e insofferente o mi crogiulo nella pigrizia, per anestetizzare la noia? Freud o Marzullo?  Sono giorni in cui trovo tutto troppo scontato, banale, in giornate che sembrano interminabili. Certamente il fatto che inizino alle 3, ha un suo peso, ma quelle ore buie e silenziose, sono ormai diventate amiche La mia pace, quella delle lunghe letture al fresco del mio giardino, in questa casa che è sempre stato il mio buen retiro, è cosa rara. I pensieri sono molesti e le riflessioni si fanno amare circa le notizie, da qualunque parte arrivino. Stancano. Fiaccano Mi affido a Shakespeare ...
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Da piccola, odiavo le bambole, ma desideravo arco e frecce. Il sogno? Un cavallo di legno, ma quell'anno ebbi una bellissima culla, tulle e pizzo, con due piccoli bambolotti gemelli. Volevo vestirmi da cow boy per il carnevale, ma ero destinata a essere la classica fatina Non sapevo e non so ricamare, cucire, lavorare a maglia, ma la domenica indossavo i guantini bianchi, il cappellino di paglia di Firenze, l'abito con la sottogonna, magari i capelli con chignon decorato con i fiorellini. La quintessenza della femminilità anni 60, in casa e cooptata per le mille recite per questo mio apparire. Mi salvavano i libri e le avventure che mi facevano vivere Sfuggita al rigore materno i miei capelli divennero cortissimi. I jeans presero il posto degli abitini, un tascapane militare e una sacca etnica di corda e non  le piccole borsettine Ero sempre io, comunque mi addobbassi, con i miei malumori, i miei innamoramenti, le lune storte, la felicità improvvisa e il pianto a seguire, con t...

... da che parte devo andare?

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Dopo quasi due anni dal  trasloco, ho ancora qualche difficoltà a vivere nel mio paese d'origine: non conosco o riconosco più le strade della bassa e se non vado alla cieca, poco ci manca Un passo indietro, lo devo fare. Dai miei 14 anni con l'inizio delle scuole superiori, la mia vita, sino al primo trasferimento in Liguria, è stata tutta milanese. Mi muovevo per  la città e la Lombardia, con estrema sicurezza, ma sempre servendomi di mezzi pubblici. In borsa, la tascabile con ogni tipo di informazione, ma giravo tantissimo a piedi sapendo di non perdermi, o quasi Nel Tigullio sono praticamente cresciuta e quindi anche trovarmi allo sbaraglio, da sola, con una neonata, non mi ha particolarmente traumatizzata. Ovvio che le strade Modenesi e dintorni non abbiano segreti, a parte la necessità di porre attenzione nelle grandi rotatorie con più uscite, perché salendo a Sestola, stonando a squarciagola con Radio Italia e le sue hit anni che furono, mi sono ritrovata con le alture a...

Straripante di emozioni a cui non so dare significato razionale

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Strano titolo, ma è una frase letta che mi ha preso, perché quella frase sono io Punto e a capo Ho deciso di riabbonarmi a Kobo Plus, quella incredibile libreria digitale, dove perdersi cercando titoli, in una sorta di fantastico luna park per abibliofili. Non si trovano le ultimissime uscite e nemmeno i Best Sellers in classifica vendita, ma poco importa. Sono troppe le letture mancate e l'afa, la penombra estiva che tanto amo, il silenzio che qui in pianura mi devo immaginare, chiedono leggerezza  Trovo una serie di gialli ambientati nella Milano dei 60: non è una novità perché a partire da Scerbanenco, passando per Colaprico, anche in coppia con Valpreda, senza dimenticare Renato Olivieri, amatissimo e ancora Crapanzano, con i suoi scritti sottovoce, hanno detto molto. Non mi interessa il racconto, la trama è secondaria, auspico solo che non sia banale, ma quello che cerco è spesso trovo, è l'atmosfera.  Mi piace rivedermi e riconoscere luoghi che mi sono appartenuti, sia n...

... ma l'estate cos'è?

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Già che cos'è l'estate?  Quella stagione in cui tutto sembra promettere, ingannevole, mentitrice. È come l'adolescenza, questa stagione in cui tutto ci sembra possibile, corpo e mente protesi verso un futuro che sa ancora sperare, vuole sognare, confondendo realtà e fantasia. Emblema dell'estate, quell'asfalto padano che sembra fluttuare come piccola onda e marina, sotto il sole abbagliante Questa è l'estate Chiusa in casa, in attesa che problemi tecnici, sempre che gli esperti si presentino, mi permettano di traslocare in montagna, condannata a un ozio forzato, con l'umore che ha un tracciato come elettrocardiogramma impazzito.  Sinapsi come extrasistole. Scatto e mi affloscio, fra un uso continuo dei vari  ventilatori sparsi per casa e quello, insopportabile, ma necessario del condizionatore. A ogni scatto fisico, corrisponde una altrettanta vigorosa positività della durata di qualche minuto, l'affloscio, invece a una depressione nervosa prolungata. Me...

SCHIZZI DI VITA NOTTURNA

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Succede che si facciano scelte piccole o grandi, che non si vorrebbero, ma che hanno una loro necessità. Si sceglie per difesa, per dignità, per rabbia, per delusione. Il peggio, la delusione Ed è di notte, quando si rimane soli con i propri pensieri e molti punti di domanda, che arrivano improvvisi attimi di leggerezza con le parole di un grande poeta dal nome impronunciabile e le note della Lullaby di Brahms, a cullare e desiderare di tornare un po' bambini, quando la paura si vinceva con i sogni in un sonno innocente  ✒️Il mondo fa paura ma in esso nuotano in un immenso acquario betulle volpi torrenti di fiori strade di campagna e case di legno e ancora i concerti di Brahms e i valzer di Chopin. Jaroslaw Iwaszkiewicz Alba, quasi giorno: c'è tanta luce che filtra dal finestrone sulle scale  Leggo ad alta voce il testo per un evento: voglio valutare il tempo. Cerco di non essere troppo veloce, cosa difficile per me che parlo correndo Ho le cuffiette e sento le mie parole che ...
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Mi perdo nel tentativo di mettere ordine nella mia camera. Quel mondo tutto mio, in cui le cose non hanno stabilità, ma vittime del mio stesso nomadismo, cercano perennemente il loro altrove. Mi circondo di quello che può dare sicurezza o sollievo alle mie notti sconclusionate. Voglio poter allungare la mano e trovare il libro, sentire nella schiena il tablet, sapendo di poterlo usare al bisogno;  ci scrivo, magari, prendo note e con la sua retroilluminazione non ho necessità di accendere luci. Se la lettura mi stanca troppo gli occhi, se i pensieri assumono forme moleste, è utile per vagheggiare sul web. Il sonno, poi, mi ritrova, lo so, breve magari, ma basta. Gli auricolari sempre a disposizione. La musica notturna è solo una playlist di classica specifica per rilassarmi: non potrei ascoltare altro. Solo note, non parole Come puoi vivere così, mi chiede il compagno di vita, ma non va oltre, mi conosce da sempre, brontola, ma non si aspetta risposta. Io accetto il suo puntiglioso...