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Cucinare

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"Sono stanca di cucinare", lo dico con convinzione. Lo faccio da sempre, lo faccio sempre, troppo, anche in vacanza.  Del resto, se è vero che sono una cuoca più che discreta, sono una pessima commensale. Non mi piace nemmeno andare al ristorante: lo faccio raramente e solo se si è in compagnia di pochi amici intimi. Ho la tendenza a nutrirmi con una certa ripetitività. Piatti essenziali, soprattutto pesce e insalate, ma con ricette diverse. Il salmone, ad esempio lo cucino con le arance o con marinature di teriyakii orientale e le insalate non sono mai tristi: arance, rucola, noci e gorgonzola, oppure l'ottima siciliana, sempre le arance protagoniste, ma con finocchio e olive. La frutta diventa elemento importante nella preparazione di alcune varianti, sia mela, pera, uvetta o pesca, dipende, e con la giusta dose di proteine ottimo piatto completo: mi sbizzarrisco, cercando di abbinare gli ingredienti. Confesso che ho una predilezione per agrumi e pomodori, che cerco ...

Olimpiadi d'inverno

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Provo una profonda indifferenza verso il mondo dello sport, in tutte le sue forme. Detesto l'agonismo in ogni sua espressione e va da sè che le Olimpiadi di ogni stagione, con il circo mediatico che le circonda, finiscano per tediarmi Non mi appartiene la tifoseria Ogni volta che mi sono avvicinata a uno sport, è stato solo per piacere personale. Nuotare, ad esempio. Amo l'acqua. Nell'acqua mi sciolgo, il mio corpo assume fluidità, non rischio di inciampare nei miei stessi passi, di cadere fracassandomi a causa di un salto in alto a 90 cm, al più ed è successo, vengo presa dai morsi di un crampo, magari abbastanza al largo, ma niente panico, a riva si torna. Sola! Nessuna idea di sfidare nessuno. Le rare partite a tennis, sono state quanto di più fantozziano si possa immaginare. Le corse sempre liberatorie e se c'era chi correva più di me, buon per loro. I pattini, sono velocità, anche se ammiro certe espressioni artistiche  In palestra, ho sempre preferito gli attrez...

AI e "La piccola stanza tutta per me"

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Ieri ho scritto alcune righe sulla incompiutezza delle case in cui ho vissuto. Come faccio sempre, di getto, come se invece di scrivere, parlassi: quelle che sono normali pause orali, diventano punteggiatura mentre scrivo. Come tutti, ho un mio modo, che non è metodo, ma mi si riconosce per quella tipica immediatezza  Però, ho voluto fare una prova e quelle righe, scritte di getto, sono passate a un app di AI e ciò che ne è uscito, postato nella #stanzatuttaperme. Lo scritto, perfetto grammaticalmente, è  apparso sterilizzato, impersonale, come un tema copiato forse. Sicuramente se il breve testo, contiene la mia storia, non mi appartiene nellla stesura. Fine della prova, con voto decisamente insufficiente  Perché una cosa simile? Per curiosità, certo, ma per capire,  soprattutto come mai troppe cose che mi capita di leggere ultimamente e non solo sui social, purtroppo, sembrano automatizzate: rendere il concetto non è semplice, per me è tutto intuito, percezione di ...
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Ho sempre vissuto in case incompiute, perennemente immerse nei lavori in corso, almeno fin da quando ho lasciato la casa dei miei genitori. Nella fase iniziale dei trasferimenti lavorativi di mio marito, abitavamo in alloggi temporanei; già il solo termine foresteria evocava in me un angosciante senso di precarietà. C'è stato l'appartamento di Chiavari, troppo piccolo per le nostre necessità ma sempre gremito di vita, e la bella casa di Lodi, che però sentivo priva di anima, forse perché rifletteva la mia stanchezza. Poi c'è stato il magnifico, ma scomodo, attico di Modena, con i suoi vasti terrazzi e quell’impronta architettonica anni Ottanta: tutto salotto e stanze anguste sparse intorno. E infine, la piccola e meravigliosa mansarda torinese, appartenente a mio marito, che avrei davvero desiderato fare mia. Quella era quasi perfetta.   La decisione di dare stabilità a nostra figlia ci spinse ad acquistare un appartamento nella storica Mutina, vicino al centro e comodo per...

Al SOLITO...

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Al grido d ICE out, o ICE only in the drink, migliaia di persone tranquille, si sono riversate nelle strade a contestare l'arrivo in Italia della brigata trumpiana Al solito, mascherati e invasati, il solito gruppo di antagonisti,  hanno messo in croce Torino. I soliti i□ioti, che annoverano fra di loro, e a loro insaputa probabilmente, vista la loro pochezza mentale, gli altrettanto soliti infiltrati e sobillatori. Non è fantasia, ma c'è una lunga storia e altrettanta letteratura a proposito I soliti o al solito, perché tutto torna a ripetersi, tranne i servizi d'ordine, quando ci vorrebbero: dilettanti, pericolosi, molto delinqu€nti. Tutto prevedibile, anche. Non riesco a meravigliarmi Ancora al solito, inizia febbraio e insieme parte quella potente arma di distrazione di massa che è il Festival di Sanremo. La cosa più stupidamente pubblicizzata, seguita, osannata, ma totalmente fuori tempo massimo in questa Italia inginocchiata  Una settimana a discutere del nulla cosmic...

OGGI

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Gli aneddoti materni sulla mia nascita si sono sprecati: iniziava a nevicare, ma mai ci si sarebbe aspettati una cosa simile, era il 56. Nonno e zia arrivati con la bicicletta dopo due giorni a trovarci, rimasero bloccati da quella nevicata e comunque per nascere ci ho messo troppo che già praticamente entrava nel decimo mese, caso enciclopedico proprio. Persino la suocera che la assisteva, pur abituata a far figli, piangeva con lei. Vero che era rimasta orfana da pochi giorni e quindi il mio arrivo benedetto dallo stesso nome di nonna. Poi tutti quei capelli neri in una neonata: neri? Sì, poi si sono schiariti, certo. E le sopracciglia di più. Un orrore quindi. Poi il battesimo nel paese paterno, dove era andata a passare la "quarantina", ma tutti vittime di un'epidemia influenzale mai vista. Una sfiga unica la mia nascita, a raccontarla, ma a dirlo si rischiava una sberla ma e per contro la risata paterna. Chissà cosa c'era in quel fonte battesimale poi, visti i ris...

Sera

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Troppo impegnata la mente, per permettersi una botta di depressione, ma c'è quell' accenno di malinconia, i sogni sugli scaffali bene in vista e non nei cassetti, per non dimenticarli, un po' di cose antipatiche e qualche incazzatura di troppo, i soliti idioti che sparano cose come in una guerra scema, che la guerra non è mai intelligente, occhi che faticano sulle righe del cartaceo, realizzare che volere non è sempre potere, soffrire assenza di persone, soffrire la presenza di persone, il pigiama scozzese, i piedi sempre scalzi, le unghie rosse, Kenny G e il suo sax, David Gilmour e la sua chitarra, Leonard Cohen e la sua voce, la nostalgia di cose non vissute fra le parole di Locasciulli, in una fredda sera di gennaio, uguale a mille altre