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SCHIZZI DI VITA NOTTURNA

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Succede che si facciano scelte piccole o grandi, che non si vorrebbero, ma che hanno una loro necessità. Si sceglie per difesa, per dignità, per rabbia, per delusione. Il peggio, la delusione Ed è di notte, quando si rimane soli con i propri pensieri e molti punti di domanda, che arrivano improvvisi attimi di leggerezza con le parole di un grande poeta dal nome impronunciabile e le note della Lullaby di Brahms, a cullare e desiderare di tornare un po' bambini, quando la paura si vinceva con i sogni in un sonno innocente  ✒️Il mondo fa paura ma in esso nuotano in un immenso acquario betulle volpi torrenti di fiori strade di campagna e case di legno e ancora i concerti di Brahms e i valzer di Chopin. Jaroslaw Iwaszkiewicz Alba, quasi giorno: c'è tanta luce che filtra dal finestrone sulle scale  Leggo ad alta voce il testo per un evento: voglio valutare il tempo. Cerco di non essere troppo veloce, cosa difficile per me che parlo correndo Ho le cuffiette e sento le mie parole che ...
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Mi perdo nel tentativo di mettere ordine nella mia camera. Quel mondo tutto mio, in cui le cose non hanno stabilità, ma vittime del mio stesso nomadismo, cercano perennemente il loro altrove. Mi circondo di quello che può dare sicurezza o sollievo alle mie notti sconclusionate. Voglio poter allungare la mano e trovare il libro, sentire nella schiena il tablet, sapendo di poterlo usare al bisogno;  ci scrivo, magari, prendo note e con la sua retroilluminazione non ho necessità di accendere luci. Se la lettura mi stanca troppo gli occhi, se i pensieri assumono forme moleste, è utile per vagheggiare sul web. Il sonno, poi, mi ritrova, lo so, breve magari, ma basta. Gli auricolari sempre a disposizione. La musica notturna è solo una playlist di classica specifica per rilassarmi: non potrei ascoltare altro. Solo note, non parole Come puoi vivere così, mi chiede il compagno di vita, ma non va oltre, mi conosce da sempre, brontola, ma non si aspetta risposta. Io accetto il suo puntiglioso...
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Amo leggere le biografie, o le autobiografie: raccontano vite, intrecciano percorsi storici, accadimenti che, in qualche caso, sono ormai anche miei. Proseguo a rilento Augias e il suo raccontare, quello che avrei letto in un giorno, se è cartaceo, oggi mi da difficoltà visiva e ho bisogno di luce diretta e magari meno caos intorno. In un paragrafo, fra cenni storici che vanno a intersecarsi con vicende familiari, Augias racconta della Fiat 600 acquistata dal padre e fonte di discussioni e conteggi familiari. Ancora una volta mi sono rivista in uno specchio, seduta bambina, al fianco di mio papà. Azzurrina, due porte, lui autista terribile, lo realizzavo anche allora, la nostra 600 era la *cibicotti* o la *carolina*: battezzata anche, quella testa d'uovo che ci scarrozzava in giri domenicali per la Bassa, ma anche al mare e in qualche puntata in val Brembana. Sempre in colonna con l'altra 600, blu però, dell' amico fraterno di papà. Soffrendo di chinetosi, sono riuscita a v...
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Conoscete la legge di Murphy? Io anche troppo bene. Ieri, una delle giornate in cui si avrebbe bisogno di trovare il proprio centro di gravità permanente, ma ci si trova invece a far vagabondare i pensieri per le più lontane galassie. Iniziavo lavori, che appunto lì rimanevano, all'inizio. Diversificavo però: aprivo l'armadio e mettevo cose da riordinare sul letto, ma mi scocciavo. Allora mi sembrava giusto, prenderne a bracciate e metterle a stirare. È vero che prima o poi lo farò, dovrò. Poi. Dopo la doccia, in capelli asciugatura en plein air, sparati alla pazza e il bagno solo asciugato, ma con creme, oli e profumi lasciati al caso. Poi avrei sistemato.  Poi Al piano di sotto, in bella vista, tutti gli elettrodomestici che avrei dovuto usare, in mostra, come in un negozio Mediaworld. Poi avrei messo a posto. Poi Ogni cosa che poteva essere fuori luogo, lo era Dovevo sbollire anche una incazzatura livello 11 della nota scala Schiavone, risalente al giorno prima, ma nemmeno l...
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Sei strana.  Sei difficile. Me lo sono sentita dire centinaia di volte Ogni volta ci rimanevo male Ci rimanevo male e piangevo. Fin da bambina. Insofferente. Perché mi etichettavano e io odio le etichette Poi che cosa si vuole davvero intendere con questa definizione, mi chiedevo? Eri *sgrunt*, dice la mia amica: ti si leggeva in faccia il disappunto. L'ho già scritto. Disappunto, certo, ma più facilmente disagio Il disagio di vivere situazioni che non mi piacevano, di osservare cose che mi lasciavano perplessa, sentire che c'erano cose stonate. Cose acuite con gli anni. Ancora di più oggi.  Ecco, come un maestro riesce a sentire una voce dissonante anche in un coro, mi capita di notare il minimo sfregio anche se sottotono. Mi allontano da questo, forse ferisco, perché non comprendono e spiegare le sensazioni non è semplice. Spesso non voglio, perché è inutile. Non si capirebbe comunque, forse non si vuole ascoltare.  Più semplice, in ogni caso, definire: sei ...
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Ricomincio.  Ancora. La mia vita è un continuo iniziare. Un punto e a capo senza fine. Sono io che digito i miei percorsi davanti a una macchina da scrivere, dalla vecchia Valentine, all'elettronica, alla tastiera del PC. Scrivo, vivo I paragrafi vanno uniti, bisogna dare loro un senso e non tutti sono buoni, molti imperfetti, decisamente. Ci sono periodi che andrebbero cancellati, alcuni si vorrebbero ripetuti, ma le ripetizioni annoiano e stonano, non danno fluidità alla vita Termino questo capitolo dove hanno prevalso sensi allertati, osservazioni,  Intuizioni che si sono rivelate, amare magari. Ho cercato di fare, ma in una  realtà fatta di muri di gomma, come quelli di una stanza di manicomio.  Chiudo. Un punto esclamativo. A capo Ho lasciato il caos fuori dalla mia vita, sbarrata la porta all'ipocrisia: ora a filtrare, solo poca luce, quella portata dell'affetto di pochissimi. Metto al riparo il mio sentire. Intuire fa male e I riflettori potenti non fanno per ...
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Mi ritrovo a pensare se davvero,  l'ultimo periodo di parvente serenità,  non lo abbia vissuto in lockdown, nel 2020 Questa mattina, all'alba proprio, mi sono ritrovata a guardare un piccolo video dell'epoca: sotto la tardiva neve, il mio terrier che si gode nel giardino la sua ultima nevicata. Ultima neve di primavera e viene da ricordare il titolo di un vecchio film Chiusi in casa per effetto della pandemia, in montagna, la casa piccola, un discreto giardino, nulla Intorno.  Il silenzio che avvolgeva tutto, come una cappa pesante. Il silenzio che aveva assunto fisicità, era diventato corporeo. Gli unici vicini, erano in realtà lontani e ci si poteva parlare quando passavano in auto per le uscite obbligate I cavalli, che nelle giornate discrete, uscivano a pascolare, con l rumore delle galoppate libere e il loro raro nitrire amplificati Ho amato quel mio isolamento, che per una volta, una sola, non doveva essere giustificato. No, ho amato proprio non dover spiegare perch...