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Non è sempre colpa della legge di Murphy

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​Certe situazioni a volte mi fanno ridere, altre un po' arrabbiare ​Scribacchio dopo essermi svegliata troppo presto, è ancora notte,  in un bagno di sudore. Mi accorgo che indossavo una felpa sotto il piumino estivo (che già detto così è un ossimoro); per sicurezza avevo aggiunto una coperta in pile e la cagnetta che, con le sembianze di un piccolo orso polare, seppur meno bianco,  mi stava praticamente sdraiata addosso. Del resto la sera fa freddo, io avevo freddo. Ci si copre, forse troppo, e allora il corpo entra in fase di legittima difesa e inizia a sudare. Ti rimprovera, proprio. Ti ammonisce. Ma io ho una termoregolazione difettosa, difficile da sanare. ​Ho sonno, fatico a tenere aperti gli occhi, ma non riesco a dormire. La razionalità vorrebbe che al bisogno corrispondesse una dormita, ma nel mio "mondo al contrario" non funziona così. Gli occhi lacrimano ma restano sbarrati, ipertiroidei. Il cervello è già a mille. Mi tengo il sonno e scendo, cercando di far...

La poliglotta agorafobica e gli idiomi di casa

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Leggo sulla pagina dello storico Alessandro Barbero una bella disamina sui dialetti. Leggo e condivido in un gruppo del paese, dove la lingua nostrana viene spesso usata o comunque ricordata. Il dialetto come lingua autonoma, con una sua specifica natalità e derivazione, non come un italiano "imbastardito". ​Da bambina non amavo le fiabe e, se a volte mi spaventavano, trovavo sempre il modo di contestarne i contenuti. Non sono mai riuscita ad accettarne le metafore o le morali intrinseche; mio nonno, allora, si destreggiava raccontandomi di "Sparafucile", personaggio del Rigoletto, e di "Corri come il vento", la storia di un seme che, spinto dal vento, cresce fino a diventare un albero forte, capace di sussurrare storie e custodire i sogni dei bambini. Sinceramente, delle storie mi interessava poco: mi addormentavo invece accarezzata dalla voce del nonno, con quella sua tipica cantilena veneta. ​I primi suoni uditi sono stati quelli della famiglia matern...

GENETICAMENTE

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Cammino sotto il portico quando una vetrina a specchio rimanda la mia immagine: "Babs, mi sembra di vedere la mamma! Io sono lei, praticamente". Mia sorella cammina al mio fianco e, come sempre, non si scompone: "Sì, è genetica", osserva. ​Ne sono turbata, quasi a disagio. Ripenso a mia madre alla mia età e la ricordo più 'vecchia' negli atteggiamenti: ordinatamente anziana, perfettamente in linea con quelli che sembravano essere dieci anni in più. Una scelta, la sua, che spesso le abbiamo rimproverato. E la mia? Io non scelgo: lascio accadere, smussando solo alcuni contorni, come il biondo dei capelli, forse. ​Ritrovo molta somiglianza tra la me attuale e alcune sue fotografie giovanili: i capelli corti e ricci, lo stesso taglio della bocca, la forma del viso. Il naso di nonna, invece, e gli occhi di papà. ​"Geneticamente", ripete Babs. Lei è scientificamente, naturalmente pragmatica. Abbiamo quasi dieci anni di differenza e si vedono, ma è altret...

Manuale di sopravvivenza di una SGRUNT

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Dialogando in una brutta giornata di marzo - lo sai, riesco a sentirmi a mio agio con pochissime persone e ieri erano quasi tutte accanto a me sulla piazza. Ne mancavano giuste un paio e non vivono qui Con altri mi parte l'ansia e invece di parlare, la tentazione è la fuga  - ok, ma fra quelle persone c'erano tua sorella e tua cugina, parliamone - io ci provo da sempre, sin da ragazza, ma fatico. Cerco di socializzare, e in effetti a volte ci riesco, ma poi devo sempre trovare il modo di isolarmi. Passo per scema probabilmente  - in effetti tu sei sempre stata... "SGRUNT ": il fumetto lo avevi proprio dipinto in faccia... Sospiro e rido con lei Avevo già sorriso nel pomeriggio Stanca, ma serena e senza " Sgrunt (Si fa Sgrunt se si è delusi, arrabbiati, furiosi o indispettiti per una improvvisa contrarietà. Non è quindi sempre e comunque un' onomatopea da usare per indicare rabbia. In definitiva: se le cose non ci piacciono, diciamo Sgrunt: da onomatopea del f...

Quando " la fatica di guardarsi allo specchio è quella di dover corrispondere al nostro ricordo migliore"

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Assonnata, ma incapace di continuare a dormire, alle tre, l'ora in cui ci si dovrebbe sentire pericolosamente soli con sé stessi, così dicono gli psicoanalisti. Lo ripete spesso Paolo Crepet, lo ascolto con curiosità, anche se a volte sembra ovvio, ma è vero che dietro a quell'ovvio, si nasconde ciò che sfugge. Succede anche quando leggo il Dalai Lama, o Tich Nat Han, o sorrido con Giacobbe: quella semplicità che si ignora e che apre una visione diversa. Comunque, in quest'ora in cui dovrei essere sola con i miei pensieri e invece no, perché ho una terrier sociopatica che elemosina grattini, sono davanti allo specchio del bagno, quello messo troppo in alto per il mio metro e nulla: riflette un taglio corto, sbarazzino, molto simile a quello di troppi anni fa. Corti, lisci. Per le prossime 36 ore, rimarranno quasi ordinatamente dritti, poi torneranno alla forma schizofrenica, che mi è solita Che sciocchezza, parlare di questo, si dirà, eppure no. Quando cambio taglio, in rea...

APPUNTI IN PERCORSO, PER UN OTTO MARZO CONSAPEVOLE

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♀️ Maternità Tutta questa retorica, molto festivaliera, sulle donne fortemente mamme, da dove arriva? Interrogo e leggo una possibile risposta: "Questa retorica trova le sue radici in una tradizione patriarcale che ha dominato per secoli, la quale ha imposto una visione unidimensionale delle donne come custodi della famiglia e della procreazione. Le aspettative sociali spesso dipingono il ruolo di madre come l’apice della realizzazione femminile, relegando altre aspirazioni e scelte a un secondo piano" Una concezione limitativa e sbagliata La narrazione che circonda la maternità influenza il sentire delle donne, ma plasma anche certe aspettative degli uomini nei loro confronti.   La lotta per l’uguaglianza di genere passa attraverso la libertà di scelta. Ogni donna dovrebbe sentirsi libera di determinare chi vuole essere, senza sentirsi costretta a conformarsi a modelli predefiniti. La maternità è dunque una scelta personalissima e non un obbligo.  Se è vero che per esse...

S’è fatto tardi molto presto (Yogi Berra)

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Scorro le pagine social, leggo tanti elogi alla vecchiaia.  Fra quelle righe, l'orgoglio delle rughe, la consapevolezza della propria forza. Bello! Belle parole, che piacciono, si condividono e cerco di fare mie. La verità è che non ci riesco proprio. Non ci credo. Da quando sono entrata nella settima decina, sono caduta in uno stato di perniciosa prostrazione. Lo specchio riflette lo stesso viso, poche rughe in fondo, quelle che Anna Magnani diceva di essersi conquistata come medaglie, ma dietro l'apparenza, c'è altro. E non mi piace.  È certo che non mi sono fatta mancare nulla, il mio corpo ha decine di cicatrici, ma non ho mai sofferto di ipocondria, anzi tutto il contrario. Ho sviluppato un rapporto di disincanto con i medici e se per anni ho lamentato problemi, definiti da stress, salvo finire sotto i ferri in emodinamica, perché stress non era, alla fine, stressata lo sono diventata. Stremata, più che altro.  Ora, però comincio a seguire con una dose di sano sarca...