Non è sempre colpa della legge di Murphy
Certe situazioni a volte mi fanno ridere, altre un po' arrabbiare
Scribacchio dopo essermi svegliata troppo presto, è ancora notte, in un bagno di sudore. Mi accorgo che indossavo una felpa sotto il piumino estivo (che già detto così è un ossimoro); per sicurezza avevo aggiunto una coperta in pile e la cagnetta che, con le sembianze di un piccolo orso polare, seppur meno bianco, mi stava praticamente sdraiata addosso. Del resto la sera fa freddo, io avevo freddo. Ci si copre, forse troppo, e allora il corpo entra in fase di legittima difesa e inizia a sudare. Ti rimprovera, proprio. Ti ammonisce. Ma io ho una termoregolazione difettosa, difficile da sanare.
Ho sonno, fatico a tenere aperti gli occhi, ma non riesco a dormire. La razionalità vorrebbe che al bisogno corrispondesse una dormita, ma nel mio "mondo al contrario" non funziona così. Gli occhi lacrimano ma restano sbarrati, ipertiroidei. Il cervello è già a mille. Mi tengo il sonno e scendo, cercando di fare meno rumore possibile, ma è inevitabile che mi cada la qualunque, che i miei piedi nudi schiaccino l'avanzo rosicchiato dalla "loppide" e che la mia voce sibili un’ingiuria. Accendo una sola luce fioca, giusto per non inciampare o, peggio, andare a sbattere: è probabile che soffra di disprassia, il mio corpo e la mia mente entrano in antagonismo in qualsiasi spazio. Urto spigoli, rompo mignoli e snocciolo ormai una serie di misconosciute giaculatorie. Cerco di memorizzare le "zone di battuta", così da giustificare i lividi che ogni tanto mi ritrovo.
Faccio rumore proprio quando mi impongo il silenzio: se sto più che attenta, è certo che mi cadrà di tutto, un'anta sbatterà con più violenza del necessario e, involontariamente, causerò il caos aprendo la finestra senza aver disattivato l'allarme. Sveglierò l'intero vicinato, ma non il mio compagno di vita che, abituato, si girerà sull'altro fianco ignorandomi completamente. Mi sento una sorta di Mrs Bean, ma non mi importa più di tanto.
Mi fa arrabbiare, invece, l'inevitabile certezza che a ogni mio disastro corrisponda la visita inaspettata di qualcuno. Se tiro la casa a lucido non entrerà nemmeno una formica, lo so; ma nei momenti di peggior disordine arriverà il prete per la benedizione, la signora che doveva consegnare documenti a mio marito e che, incuriosita dalla planimetria, verrà condotta in visita guidata dallo stesso, il Presidente della Repubblica in forma privata o lo spirito di mia mamma, che riesce a sgridarmi anche dalla sua nuova dimensione.
Ieri mi sono ritrovata a chiacchierare in una cucina bisognosa di cure con mia sorella e la vicina, ma non mi sono rimproverata. C'è un fantastico personaggio dei Peanuts, Pig-Pen, il ragazzino che cammina avvolto da una nuvoletta di polvere: per me non è polvere, è disordine. Amo l'ordine, ma per quanto tenti di sistemare, tutto tornerà esattamente come prima nel tempo di un amen. Eppure persevero nei miei tentativi, anche se a giorni molto alterni.
Come Pig-Pen, mi sto adagiando serenamente in questo modus, liberandomi dalle insicurezze e ignorando i giudizi altrui. Continuerò a dire "scusa per il disordine", ma non lo penserò davvero.
Straccio in mano, pensieri in uscita libera permanente.
Va beh, prima di iniziare la giornata, qualche minuto di lettura: giallo scandinavo, e-book, non dovrei farmi male.

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