Le Biblioteche: Il mio rifugio nel tempo


​Le biblioteche sono state per anni un rifugio da tutto ciò che rifiutavo; purtroppo, spesso, lo sono state anche dai testi scolastici. Era affascinante trovarmi tra migliaia di tomi, avvolta dal loro profumo: quel sentore di carta antica che non mancava mai e che, per me, non stonava affatto.
​Ricordo le primissime frequentazioni da bambina, quando la piccola biblioteca del paese era ospitata in un’aula della Scuola di Arti e Mestieri. Una gentile signorina mi guidava nelle mie precoci scelte e mi capita spesso di rivivere quegli attimi; ricordo persino cosa indossassi in quelle domeniche mattina, dopo la messa e prima di andare dai nonni nel paese vicino.
​Più tardi, ci fu il trasferimento in uno storico, antico palazzo. La biblioteca mi offriva ciò che allora non potevo permettermi: quei libri che solo anni dopo avrei potuto comprare, per poi leggerli voracemente e rileggerli ancora, tenendone magari tre o quattro aperti contemporaneamente. Su quelli di mia proprietà potevo finalmente sottolineare frasi o applicare post-it per ritrovare un paragrafo o, più spesso, una poesia.
​Quando portavo orgogliosamente a casa i tre volumi consentiti dal prestito, capitava che ne ricopiassi intere pagine; altre, invece, le imparavo a memoria. Tra i passaggi angusti di quei vecchi locali avrei voluto perdermi — o forse, in realtà, l'ho fatto davvero — lasciandomi trascinare in una dimensione diversa, lontana dalla realtà e immersa in quella degli autori a cui mi affidavo. In loro cercavo qualcosa di me o, forse, ciò che inconsapevolmente mi mancava.
​Ho incontrato personaggi, vissuto vite diverse, viaggiato in paesi sconosciuti e sognati. Ho imparato a pormi domande e ho cercato risposte. Non ho mai smesso di farlo.

​Oggi la biblioteca della mia città è un piccolo gioiello architettonico. La gestione è, ovviamente, istituzionalizzata e resa funzionale alle esigenze attuali. La frequento per motivi diversi rispetto alla giovinezza, ma una cosa è certa: quando varco quella soglia, mi sento avvolgere dallo stesso profumo di sempre.
​La biblioteca resta il luogo pubblico in cui continuo a sentirmi a casa, accolta proprio come sessant’anni fa. Lì il tempo è rimasto immutato, esattamente come le mie mille emozioni. Mi impongo di ascoltare il presente, ma finisco per perdermi, catturata dalle righe e dalle parole che vibrano intorno a me.

Non credo nel paradiso, ma provo a fare mie le parole di J.L.Borges: “Mi sono sempre immaginato il paradiso come una specie di biblioteca.”








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