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TEMPI MODERNI

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Perché ci si lamenta di quanto siano brutti, sporchi e cattivi i social, ma lo scriviamo proprio sui social? Ho smesso di contare i link strappalacrime, ormai quotidiani e quasi sempre identici Si elogiano i meravigliosi anni passati senza dipendenza dai cellulari e si guardano con nostalgia alle vecchie cabine, ai gettoni telefonici, al telefono fisso, magari in duplex, quando per fare una interurbana bisognava passare dal centralino Mi verrebbe da citare il "io non ci sto" di scalfariana memoria. Davvero non ci sto, però. Ringrazio tutto ciò che ho a disposizione e che mi facilita la vita e mi spiace non aver avuto la possibilità di usufruirne in anni ormai antichi. Dovrei rimpiangere cabine telefoniche, sempre che si trovassero funzionnti,  sporche e puzzolenti, dove l'uso del telefono era consigliabile solo dopo una opportuna opera di pulizia? Vogliamo parlare delle attese per poter raggiungere l'agognato apparecchio? Se andava bene, non c'era da discutere, ma...

SCEGLIERSI

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Chiunque si sia approcciato a un percorso di psicoterapia, può essersi sentito dire che era necessario scegliersi. Può sembrare assurdo detto così, benché gli analisti articolino le frasi, spingano con forza alla riflessione, pungolino il nostro subconscio perché salga a quel livello di coscienza che spinga poi ad agire, a cercare di guarire "Scegliti", "ti devi scegliere" e me lo sono sentita ripetere allo sfinimento. Scegliermi? La cosa più difficile da farsi, quando qualsiasi passo avrebbe potuto comportare l'annientamento di equilibri già fragili, una disarmonia familiare che troppi non avrebbero capito e retto Ho continuato a scegliere diversamente. Di fronte alle strade con fossi da saltare, ho saltato, consapevole che mi sarei potuta ferire cadendo fra i rovi e così è stato. Contusioni e abrasioni fanno parte del mio percorso  Non sono abituata a tergiversare; di fronte alle decisioni da prendere agisco. Quali siano le circostanze, non posso b...

ATTIMI

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Il tramonto rosso, osservato dalla macchina di papà, quando si  rientrava dalla visita alla nonna Le campane che suonano a festa una domenica mattina Quel camminare per le strade di Milano, il cappotto a ruota svolazzante, con leggeri fiocchi di neve a rendere ovattata l'atmosfera L 'arrancare sul viottolo che a Cogne, dalla nostra casa vicino a a Valnontey portava alle cascate di Liliaz, zaino in spalla con i panini per un picnic, mano nella mano con la mia bambina, a raggiungere il suo papà che pescava.  Chiavari, al Rupinaro in un tiepido pomeriggio invernale, nell'arrivederci agli amici cari Il Mistral che mi sferza, a Les Saintes Marie, nel parco naturale della Camargue  Il passeggiare estivo, con la leggera gonna di seta a pois, la fresca camicetta bianca e i lunghi capelli raccolti in chignon in una calda serata sui viali modenesi L'acqua limpida e fredda della spiaggia del Bouloris e la spinta delle mie pinne nella piccola baia della Paloma  La sera seduta su...

MENS SANA IN CORPORE SANO

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Da un paio di anni la cyclette campeggia al centro della camera degli armadi, chiamata così pomposamente dopo l'ultima ristrutturarazione, ma che è in realtà la stanza "del metti lì che poi sistemo". Ecco la cyclette è parte dell'arredo, appoggiata su un bel vecchio kirman e comodissima come stendibiancheria. Acquistata per una figlia universitaria con niente tempo per la palestra, ma che evitava la paralisi alle gambe, parole sue, pedalando con un libro appoggiato sul computer di bordo,  ripetendo in un soliloquio le amenità della giurisprudenza, ha seguito poi la neolaureata nella sua nuova casa, trovando giusto spazio fra una elittica e non so che altro attrezzo da tortura. Poi con l'arrivo dei siberiani il declino; ferita gravemente nei pedali dai morsi dei lupetti, ha trovato rifugio nella casa d'origine. Una precisazione è doverosa: una cyclette l'ho sempre avuta e usata tantissimo, ma era una di quelle simili alla vecchia "Graziella...

ICE MAIDEN, ISI

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Tanti mesi oscuri, in caduta libera in quel labirinto in cui il cervello, davvero non sa più pensare. Il letto, la penombra, il silenzio più assoluto. Il cibo al minimo per veicolare i farmaci.  Imporsi, con fatica, di mantenere verso gli altri, una parvenza di normalità, ma opportunamente, dietro lo schermo del tablet, che già arrivare al PC dello studio, era come scalare l'Everest. Soccombevo a me stessa.  Il più brutto attacco depressivo da 30 anni a questa parte, esploso dopo una lunga estate passata a tenere sotto controllo gli sgradevoli sintomi del male oscuro. La montagna mi ha aiutata. Il mio giardino mi rassicurava e la quiete naturale dell'ambiente mi impediva di cedere. E i farmaci, gli antibiotici per l'anima, che è necessario graduare aumentando o diminuendo con attenzione, ma che invece contavo sparando le gocce, direttamente in bocca, sotto la lingua. Che altro?  Poi l'andarsene del piccolo terrier, la mia ombra, che alle tre di notte mi seguiva, sbadigl...

NATALE VENTIVENTI

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Antivigilia di un Natale sospeso. Niente decorazioni, solo un piccolo presepe di ceramica, con a lato le due candele bianche, fa bella mostra sulla credenza.  Non esco, se non per brevi commissioni. Non vado in centro storico: rimango nella quiete del mio quartiere, ai margini delle strade illuminate e della calca che non dovrebbe essere, ma c'è. Chiusa nella casa di città, ripenso al mio lockdown montano, così sereno, nonostante tutto: dovrei tornare, anche per valutare i danni lasciati da una bufera di vento e neve. Vedremo. Oltre al Natale, ho sospeso ogni decisione. Lascio correre e scorrere tutto. Ci sono attimi di vita,  che per funzionare devono essere lasciati in situazione di background. Lascio andare gli attimi, senza farmi coinvolgere. Scorrono anche, come su un vecchia pellicola, un po' rovinata, le immagini dei passati Natale. Osservo il tramestio casalingo, la preparazione dell'albero e del presepe. Se le immagini avessero profumo, sarebbe quella d...

PICCOLO GNOMO BIANCO

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Te ne sei andato, così, in un attimo. Poche ore prima ti avevo sgridato, sbuffando, perchè non mi lasciavi spazio per vestirmi e mentre cercavo di mettermi gli stivaletti, mi leccavi la gamba.  Siamo saliti in auto: dovevamo a dare a comprare i fiori per le tombe dei nonni. Quando arrivavamo alle serre, fremevi per scendere e abbaiavi al mondo per far sentire la tua presenza. Stamattina no. Ci seguivi fra le corsie, tranquillo. Hai ignorato la bella maremmana nel recinto e ti sei fatto rimettere in auto. Mentre scendevo nel parcheggio del supermercato, hai tentato di seguirmi, ma ti ho visto un pochino stanco e ho voluto che il tuo papi ti tenesse in auto. Pochi chilometri ed eravamo a casa. Hai sceso i gradini, hai schizzato la siepe nel solito punto e appena in casa ti sei buttato ansimando sul tappeto, fra la panca e il tavolo a volerti nascondere. Ti ho preso in braccio, ma hai voluto che ti rimettessi giù. Ho cominciato a chiamare i veterinari, qui in montagna. Ho cercato il t...