ICE MAIDEN, ISI
Tanti mesi oscuri, in caduta libera in quel labirinto in cui il cervello, davvero non sa più pensare. Il letto, la penombra, il silenzio più assoluto. Il cibo al minimo per veicolare i farmaci. Imporsi, con fatica, di mantenere verso gli altri, una parvenza di normalità, ma opportunamente, dietro lo schermo del tablet, che già arrivare al PC dello studio, era come scalare l'Everest. Soccombevo a me stessa. Il più brutto attacco depressivo da 30 anni a questa parte, esploso dopo una lunga estate passata a tenere sotto controllo gli sgradevoli sintomi del male oscuro. La montagna mi ha aiutata. Il mio giardino mi rassicurava e la quiete naturale dell'ambiente mi impediva di cedere. E i farmaci, gli antibiotici per l'anima, che è necessario graduare aumentando o diminuendo con attenzione, ma che invece contavo sparando le gocce, direttamente in bocca, sotto la lingua. Che altro? Poi l'andarsene del piccolo terrier, la mia ombra, che alle tre di notte mi seguiva, sbadigl...