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QUEL PICCOLO MALE OSCURO

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Stai camminando verso casa, dopo aver accompagnato la bimba a scuola, in una qualunque giornata dal cielo terso, con i colori accesi dell'autunno ligure. Ti fermerai all'edicola, e già stai pregustando il caffè che accompagnerà la Lettura delle notizie e agogni  la benedetta sigaretta. Tranquilla, serena. Improvvisamente, una morsa allo stomaco, la vista si annebbia, il cuore impazzito, un tremore in tutto il corpo. Corri, con le gambe molli, ma corri. Vorresti fermarti, ma devi fuggire, trovare quanto prima il tuo rifugio. Non ti fermerai a comprare il quotidiano, non guarderai le persone intorno a te, ma correrai verso casa, fendendo quella nebbia che solo tu vedi. Con mano malferma aprirai la porta, lasciando che si chiusa sbattendo e ti attaccherai alla parete, come durante un terremoto. Tutto sembra instabile. Vorresti gridare, ma la voce non esce. Stai lì, ferma, incapace anche di prendere il telefono e chiamare qualcuno. Poi, tutto scema. Il respiro si normalizza, ...

È NATALE

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Ormai Natale è davvero vicino. La gente è in totale fibrillazione, in un moto perpetuo nella follia degli acquisti. Le strade intorno a casa, punto nevralgico per convergere nel centro storico pedonalizzato, sembrano fiumi in piena, altrettanto paurosi e molto più rumorosi. Eppure in città, mentre andavo a comprare fiori per i defunti, già si intravedevano gli alberi di Natale, addobbati. Per il commercio, dal 1 novembre, un sottile passar di mano, dalle streghe di Halloween a Babbo Natale  Rinuncio, dunque, alle mie passeggiate, con il terrier, limitandomi ai viali e fuggendo da quella sorta di schizofrenia che prende possesso del cervello di noi umanoidi in questi giorni: mi chiedo quanto possano essere complici le luci sfavillanti e le nenie natalizie suonate a ripetizione...  Non mi emoziono, alla fine, mi infastidisco. Il Natale della gioia, è nel ricordo della preparazione del presepe, con le regole che si tramandavano di anno in anno in famiglia, dove ognuno risp...

CONSUETUDINI

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Non è necessaria alcuna sveglia, non ce ne sarebbe bisogno comunque: non ho impegni lavorativi, né di alcun altro tipo, se non quello di portare fuori il cane, ma c'è ancora tempo. È presto, troppo. Potrei dormire e invece il mio cervello elabora pensieri, gigioneggiando  su varie ed eventuali. Vale la pena alzarsi. In bagno, lo specchio rimanda la solita massa di capelli anarchici; li ho tagliati molto corti, ma sprizzano disordine da ogni follicolo. Prendo la spazzola e cerco di dare loro una nuova dignità, per quel che dura. Spazzolino, con poco dentifricio. Voglio togliere dalla bocca "il sapore della notte" e penso a Nantas Salvalaggio che quella frase l'ha scritta in uno dei suoi romanzi, che mi strappavano spesso una risata. Dovrei sorridere di più. Sul mio volto non ci sono rughe, ma due tagli all'ingiù, vicino alla bocca. Se sorrido, svaniscono. Vorrei lavarmi la tristezza e mettere un rossetto rosso. Mia zia, lo ha sempre fatto: prima della docc...

DI CHIACCHIERA IN CIARLA

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Qualche giorno fa, su una delle pagine FB, dedicate al paese dei cinque campanili, si parlava di quelli che un tempo, nel dialetto locale si chiamavano FAMÈNTÓN, cioè personaggi, che seduti ai tavolini di bar , posti sotto i portici che circondano la  piazza, usavano passare il tempo commentando, con apprezzamenti o dileggi, il passaggio delle persone. Ne avevano per tutti, ma in modo particolare con le donne, possibilmente giovani, magari appena carine, sempre appetibili. Chi, come me ha vissuto l'adolescenza negli anni sessanta/settanta, camminare nelle vicinanze di quei bar, era vera sofferenza, per cui, tempo bello o brutto, si cercava di ovviare, passando proprio al centro della piazza, piuttosto che sotto i portici. Parlo di anni che mi riguardano personalmente, ma dai racconti che me ne faceva mia mamma, tutto era simile, se non peggio, anche gli anni precedenti. Credo che il pettegolezzo, la chiacchiera fine a se stessa, appartenga al vissuto di ogni paese o piccola ...

DOLCEZZE DI FINE ESTATE

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Nel paese dei cinque campanili, negli ultimi giorni di agosto, si festeggia il Patrono, San Bartolomeo ed è festa. Tutto si può dire, ma i miei compaesani, non hanno mai risparmiato forze e volontà per la riuscita della sagra cittadina. Nel tempo qualcosa è cambiato, certo, ma nel rispetto delle tradizioni, tanto è rimasto: non c'è più il Palio dei Rioni, leggendaria disfida a suon di tiro alla fune, alberi della cuccagna, giochi di equilibrio e quanto la fantasia degli organizzatori era in grado di sfornare, ma altro coinvolge i più volenterosi e simpaticamente scafati brembiolini. Il luna park o le giostre, come si usa, familiarmente dire,  sono sempre quelle, come invariato è il concorso per la vetrina più bella e lo spettacolo pirotecnico di annoso disaccordo. Soprattutto, ma proprio sopra ogni cosa, a ratificare la sacralità dell'occasione, la torta, anzi sua maestà, LA TÜRTA DE CASÀL.  Frolla senza uova, con abbondanza di burro e un ripieno di frutta e amaretti, o di mar...

ERA D'ESTATE ...

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Ci sono estati che ci porteremo addosso per sempre, estati che ricorderemo, estati che sogneremo di vivere ancora. (Dal film L’estate addosso) Oggi l'estate si è presa una tregua e sta, provando l'abito autunnale. Ringrazio: la pioggia è salutare e il fresco mi riconcilia con la montagna, che quest'anno è stata corrotta da un anticiclone molto africano, che poco le di addice. Odio sudare, sentirmi appiciccaticcia, avere i capelli che vivono ognuno una vita propria e dissoluta. Non amo la folla: ci inciampo. Detesto quella sorta di follia estiva che esige il divertimento  obbligato e che invece mi rattrista. Osservo i nonni spesso stanchi, vittime di nipotini poco educati ed esigenti, che assorbono le poche energie rimaste e non li invidio. Così come i genitori con al seguito ragazzini affetti dal morbo adolescenziale, muso lungo, sbuffanti, annnoiati, che rispondono con sussurri biascicati alle domande, mi fanno  vera compassione.  Ringrazio il cielo di essere pas...

VACANZE D'ANTAN

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Si partiva alla fine di luglio, massimo il primo di agosto per Rapallo, dove avremmo trascorso l'intero mese, spesso  sino all'inizio di settembre Sotto gli ordini rigorosi di mia mamma, i preparativi erano più simili a quelli per una possibile guerra, che non per una agognata vacanza al mare. Nelle rispettive camere, le valigie che papà aveva fatto scendere dal solaio, passandole a mamma, che avrebbe provveduto a una accurata opera di pulizia e disinfezione, come solo lei poteva fare. Il solaio, bisogna dire, era territorio maschile, perché per raggiungerlo era obbligo usare una terribile scala a pioli che solo l'unico esponente del sesso forte in famiglia, cioè papà, poteva usare. Sarebbe stato sufficiente aprire un varco con quello di mio nonno, adiacente, che entrava nel suo solaio, comodamente dalla terrazza dove si stendeva, ma forse era troppo complicato o forse la struttura non lo permetteva. Va beh, divago. Valigie che venivano preparate con ampio anticipo, lava...