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QUIETE

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In quelle estati che hanno ormai nel ricordo un colore unico, sonnecchiano istanti che una sensazione o una parola riaccendono improvvisi, e subito comincia lo smarrimento della distanza, l’incredulità di ritrovare tanta gioia in un tempo scomparso e quasi abolito. (Cesare Pavese)  Giugno, caldissimo. L' allarme sulle elevate temperature, è  dato quotidiano. Dall'alto dei mille e qualcosa metri, dove vivo da anni le mie estati, vedo la foschia che avvolge la pianura e so che questo indica quanto l'aria nella città sia irrespirabile. Mia figlia, non è facile al lamento e se mi dice che si "muore", le credo, se mai avessi bisogno di conferme. Quassù, mi lascio avvolgere da una pigrizia levantina. Vivo il giardino, in abbigliamento così poco consono alla mia veneranda età e alla mia figura, ma il chissenefrega è d'obbligo: pantaloncini e comode magliette, piedi scalzi, pettinatura alla nonsoche, che di usare piastre varie e phonature, proprio n...

PENOMBRE PADANE

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Alle torridi estati padane di un tempo, quelle in cui si vedeva l'asfalto ubriaco fluttuare, si doveva pur trovare rimedio. In mancanza dell'aria condizionata giravano, dove possibile, rumorosi, vetusti, ventilatori o pale appese ai soffitti. Nelle chiese, pur sempre fresche, i ventagli delle signore: mia mamma ne aveva una collezione. Credo ne avesse per casa, uno sgualcito, invece elegante da usare fuori, magari in pendant con gli abiti. Anche uno decorato con immagini di santi,  quelli da invocare quando proprio non ce la si faceva più e anche pregare  era fatica . Comunque uno in ogni borsa sicuramente. Poi le persiane, le tapparelle chiuse o abbassate, in modo da creare la penombra: "fà no vegn indrèn el sùl"! Non fare entrare il sole! Un mantra.  Le porte delle case,  affacciate sui cortili, avevano tende colorate a nascondere dalla luce il chiacchiericcio sonnolento delle donne.  Nei negozi si entrava fendendo le tende a perline o a strisce di ...

ALL' ALBA DI UN GIORNO QUALUNQUE

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Ci sono giorni in cui tutto sembra più difficile, quasi insopportabile. Un mattone nel petto e un nodo nella gola,  le gambe pesanti, il passo strascicato, come se i piedi fossero blocchi di cemento. Gli occhi stanchi per il sonno, vorrebbero chiudersi, ma non ce la fanno: rimangono sbarrati fissi su un libro, che che si spera possa rasserenare e auspicando,  che lo scorrere delle righe, generi un po' di benefico riposo. Si vorrebbe leggerezza, si desidererebbe  correre a perdifiato, con quella gioia che porta allo sfinimento e che solo i bambini riescono, forse a provare, ma anche il lento camminare è faticoso.  È l'alba, il cielo gioca con il chiaroscuro e il sole che sta sorgendo, fa filtrare,  fra i rami degli alberi, variegate,  ma sonnolente lame di luce.  Spalanco la porta, mentre prendo una felpa da buttarmi sulle spalle, respiro l'aria ancora frizzante che mette qualche brivido e cerco di connettermi con ciò che mi circonda. Osservo ...

LASSÙ, SULLA MONTAGNA

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Ho una piccola casa in montagna, nel nostro Appennino Tosco Emiliano. È il nostro rifugio, che diventa la mia prima casa con l'avvicinarsi del caldo. Il sole, mi è nemico è il calore di più; la mia pelle, molto chiara,  durante l'estate, tende al rosso terrà di Siena, con sfumature violacee e punti di pois Bordeaux. Cinquanta sfumature di rosso e cento euro di creme varie in farmacia, per poi scoprire che la vecchia "cera di cupra", che usavano nonna e mamma, funziona meglio di tutto; sempre che si riesca a stenderla, visto che ha la stessa consistenza di quell'intruglio che usa la dentista  per prendere le impronte. Comunque, la piccola casa, con un bel giardino e una esposizione tale, che permette una fresca e continua ventilazione, è la panacea per tutti i mali, miei, estivi e non.  Certo, durante l'inverno, è frequentata in modo costante da mia figlia e dai suoi siberiani da slitta, che sguazzano felici nella neve; il terrier, con i suoi 30 cm al garrese...

CASE E MANIE

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Mi innamoro delle case. Beh, di alcune, ovvio. Mi interessa la loro struttura e ancora di più il loro arredamento. Ogni volta che mi capita di entrare in casa di qualcuno, confesso, siano esse case umili o signorili, di città o di campagna, inizio immediatamente a pensare a come sarebbero migliorabili gli interni. Tutto rimane tacito, solo nei miei pensieri. Non mi permetterei mai di consigliare, non ne avrei titolo alcuno: si tratta di qualcosa di innato, di naturale. Osservo e vedo eventuali errori. Sono convinta che tutto sia personalizzabile e migliorabile, spesso con piccole variazioni o minimi aggiustamenti, come tende diverse, un divano spostato, cuscini colorati, un tavolino e un tappeto. Amo i tappeti, ne ho molti, sia in città, che in montagna; scaldano e colorano la casa con poco. In famiglia, mi odiano per questo, anche perchè, se il terrier non perde un pelo, a meno che non lo si strippi, i siberiani sono in muta perenne. Mi piacciono  cuscini e tendaggi:...

FEBBRE, DOLCE FEBBRE

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Colpita e affondata. dalla febbre, maledizione. Che poi una se ne sta bella tranquilla a leggere, dopo aver programmato il da farsi per i giorni successivi, in condizioni di assoluta beatitudine e  si ritrova improvvisamente a battere i denti per il freddo, senza che nulla, nemmeno le famigerate calze di lana di uso montano , una vestaglia in pile e  il termoforo da vecchietta, puntato sul tre, aiutassero un pochino. Oddio, vero che il freddo  in casa, c'era, anche se poi magnanimamente, i vertici condominiali, hanno deciso per la riaccensione della caldaia. Cuori d'oro davvero.  Dunque,  che sia pure maggio, ma con 5 gradi esterni, vento gelido, pioggia battente, neve a pochi chilometri dalla città, senza contare fiumi in piena, che magari nel discorso vogliono dire poco, ma fate voi, vivere in una città costruita sui canali e circondata da due fiumi che esondano ogni due per uno e meno male che le casse d'espansione svolgono il loro porco lavoro, ma il lor...

MAGGIO?

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M aggio mi è sempre piaciuto. Un mese placido, sereno, profumato di rose, mai troppo caldo, rinfrescato da venti leggeri, che rimandano anche in padana, ai ponentini romani. Leggeri, come gli abiti che si cominciano a indossare, leggeri come i pensieri che indugiano alle vicine vacanze. Un mese di dolci ricordi, di gite fuori porta, di lunghe passeggiate, lungo le vie del paese dei cinque campanili. Il mese, che nel suddetto paese, vedeva gli incontri per i rosari: cortili o piazzette condominiali addobbate, il profumo stordente dei gigli, il mantra delle preghiere, in un latino improbabile, intriso di termini dialettali, di ora pro nobis e di Pater, Ave e Gloria, di inni stonati, ma sentiti. Occasione, questi ritrovi di preghiera,un po' obbligati dalle madri, per incontri comunque amichevoli, per chiacchiere e qualche  pettegolezzo, per languidi sguardi e timidi sorrisi.  Ho sempre pensato a Maggio, come al mese della vita, dove tutto è possi...