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Mi perdo nel tentativo di mettere ordine nella mia camera. Quel mondo tutto mio, in cui le cose non hanno stabilità, ma vittime del mio stesso nomadismo, cercano perennemente il loro altrove. Mi circondo di quello che può dare sicurezza o sollievo alle mie notti sconclusionate. Voglio poter allungare la mano e trovare il libro, sentire nella schiena il tablet, sapendo di poterlo usare al bisogno;  ci scrivo, magari, prendo note e con la sua retroilluminazione non ho necessità di accendere luci. Se la lettura mi stanca troppo gli occhi, se i pensieri assumono forme moleste, è utile per vagheggiare sul web. Il sonno, poi, mi ritrova, lo so, breve magari, ma basta. Gli auricolari sempre a disposizione. La musica notturna è solo una playlist di classica specifica per rilassarmi: non potrei ascoltare altro. Solo note, non parole Come puoi vivere così, mi chiede il compagno di vita, ma non va oltre, mi conosce da sempre, brontola, ma non si aspetta risposta. Io accetto il suo puntiglioso...
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Amo leggere le biografie, o le autobiografie: raccontano vite, intrecciano percorsi storici, accadimenti che, in qualche caso, sono ormai anche miei. Proseguo a rilento Augias e il suo raccontare, quello che avrei letto in un giorno, se è cartaceo, oggi mi da difficoltà visiva e ho bisogno di luce diretta e magari meno caos intorno. In un paragrafo, fra cenni storici che vanno a intersecarsi con vicende familiari, Augias racconta della Fiat 600 acquistata dal padre e fonte di discussioni e conteggi familiari. Ancora una volta mi sono rivista in uno specchio, seduta bambina, al fianco di mio papà. Azzurrina, due porte, lui autista terribile, lo realizzavo anche allora, la nostra 600 era la *cibicotti* o la *carolina*: battezzata anche, quella testa d'uovo che ci scarrozzava in giri domenicali per la Bassa, ma anche al mare e in qualche puntata in val Brembana. Sempre in colonna con l'altra 600, blu però, dell' amico fraterno di papà. Soffrendo di chinetosi, sono riuscita a v...
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Conoscete la legge di Murphy? Io anche troppo bene. Ieri, una delle giornate in cui si avrebbe bisogno di trovare il proprio centro di gravità permanente, ma ci si trova invece a far vagabondare i pensieri per le più lontane galassie. Iniziavo lavori, che appunto lì rimanevano, all'inizio. Diversificavo però: aprivo l'armadio e mettevo cose da riordinare sul letto, ma mi scocciavo. Allora mi sembrava giusto, prenderne a bracciate e metterle a stirare. È vero che prima o poi lo farò, dovrò. Poi. Dopo la doccia, in capelli asciugatura en plein air, sparati alla pazza e il bagno solo asciugato, ma con creme, oli e profumi lasciati al caso. Poi avrei sistemato.  Poi Al piano di sotto, in bella vista, tutti gli elettrodomestici che avrei dovuto usare, in mostra, come in un negozio Mediaworld. Poi avrei messo a posto. Poi Ogni cosa che poteva essere fuori luogo, lo era Dovevo sbollire anche una incazzatura livello 11 della nota scala Schiavone, risalente al giorno prima, ma nemmeno l...
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Sei strana.  Sei difficile. Me lo sono sentita dire centinaia di volte Ogni volta ci rimanevo male Ci rimanevo male e piangevo. Fin da bambina. Insofferente. Perché mi etichettavano e io odio le etichette Poi che cosa si vuole davvero intendere con questa definizione, mi chiedevo? Eri *sgrunt*, dice la mia amica: ti si leggeva in faccia il disappunto. L'ho già scritto. Disappunto, certo, ma più facilmente disagio Il disagio di vivere situazioni che non mi piacevano, di osservare cose che mi lasciavano perplessa, sentire che c'erano cose stonate. Cose acuite con gli anni. Ancora di più oggi.  Ecco, come un maestro riesce a sentire una voce dissonante anche in un coro, mi capita di notare il minimo sfregio anche se sottotono. Mi allontano da questo, forse ferisco, perché non comprendono e spiegare le sensazioni non è semplice. Spesso non voglio, perché è inutile. Non si capirebbe comunque, forse non si vuole ascoltare.  Più semplice, in ogni caso, definire: sei ...
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Ricomincio.  Ancora. La mia vita è un continuo iniziare. Un punto e a capo senza fine. Sono io che digito i miei percorsi davanti a una macchina da scrivere, dalla vecchia Valentine, all'elettronica, alla tastiera del PC. Scrivo, vivo I paragrafi vanno uniti, bisogna dare loro un senso e non tutti sono buoni, molti imperfetti, decisamente. Ci sono periodi che andrebbero cancellati, alcuni si vorrebbero ripetuti, ma le ripetizioni annoiano e stonano, non danno fluidità alla vita Termino questo capitolo dove hanno prevalso sensi allertati, osservazioni,  Intuizioni che si sono rivelate, amare magari. Ho cercato di fare, ma in una  realtà fatta di muri di gomma, come quelli di una stanza di manicomio.  Chiudo. Un punto esclamativo. A capo Ho lasciato il caos fuori dalla mia vita, sbarrata la porta all'ipocrisia: ora a filtrare, solo poca luce, quella portata dell'affetto di pochissimi. Metto al riparo il mio sentire. Intuire fa male e I riflettori potenti non fanno per ...
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Mi ritrovo a pensare se davvero,  l'ultimo periodo di parvente serenità,  non lo abbia vissuto in lockdown, nel 2020 Questa mattina, all'alba proprio, mi sono ritrovata a guardare un piccolo video dell'epoca: sotto la tardiva neve, il mio terrier che si gode nel giardino la sua ultima nevicata. Ultima neve di primavera e viene da ricordare il titolo di un vecchio film Chiusi in casa per effetto della pandemia, in montagna, la casa piccola, un discreto giardino, nulla Intorno.  Il silenzio che avvolgeva tutto, come una cappa pesante. Il silenzio che aveva assunto fisicità, era diventato corporeo. Gli unici vicini, erano in realtà lontani e ci si poteva parlare quando passavano in auto per le uscite obbligate I cavalli, che nelle giornate discrete, uscivano a pascolare, con l rumore delle galoppate libere e il loro raro nitrire amplificati Ho amato quel mio isolamento, che per una volta, una sola, non doveva essere giustificato. No, ho amato proprio non dover spiegare perch...
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Ci ho provato a buttare la polvere sotto il tappeto, accumulandone in grande quantità. Tutto sembrava così  pulito. In fondo cosa ci vuole a nascondere ciò che non si vuole vedere? Per mesi a ignorare il disagio, il malessere Un vago senso di inadeguatezza, i tentativi di darmi andare bene ciò che detesto, gli scatti di rabbia, la mancanza di sonno Le cuffie con la musica a volermi isolare, a rendermi sorda alle parole di chi mi stava mettendo in guardia Le rassicurazioni mie alle amiche che dicevano tanto Le scazzate al compagno di vita, preoccupato dal mio eccessivo nervosismo Mille libri aperti, pochi apprezzati, molti abbandonati. La voglia di prenderne alcuni e buttarli nel fuoco, come Pepe Carvalho: a cosa mi sono serviti? Ora non mi dicono nulla!  Troppi caffè. Ci sarebbero state bene anche le sigarette. Nel fumo, in un'altra vita soffocavo i malesseri. Mi sentivo come Zeno Cosini del libro di Svevo Ecco, troppe vite vissute, troppe schegge del passato che feriscono il ...
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Amo scherzare sulla giornata di San Valentino, un po' perché sono diversamente romantica, molto perché mi mette in serio imbarazzo.  Non ho mai festeggiato, sebbene abbia ricevuto qualche omaggio, nel corso dei miei tanti anni. Ancora più a disagio, allora Ho un problema con i sentimenti, che per me sono vere pietre di Inciampo, che obbligano a fermarmi, a riflettere. Per anni, mi sono convinta di soffrire di anedonia, ma pare che non sia così,  sebbene le idee siano  confuse da richiedere l'intervento di uno psicocoso Ascolto musica o brani che sanno struggermi, mi commuovo di fronte al dolore di un amica, scaccio le lacrime se qualcuno mi fa sentire amata e si preoccupa per me. Io mi preoccupo sempre troppo per gli altri; mi ripeto che queste sono forme di affetto, amore, sentimento. Credo, ma non so se mi piacciono, perché sicuramente mi fanno sentire debole, più fragile e io non voglio esserlo, non voglio essere ferita. Se ami e perdi, in qualsiasi modo, stai male, da...
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Ė il Blue Monday e in effetti, sarà, ma il mio umore è piuttosto  black, anche se ci sono periodi in cui il Blue è every day.  Sarà, così mentre decido che devo osare un po' di casalinghitudine metto come colonna sonora una playlist anni 70, molto italiana. Ho smesso velocemente i lavori e sono sprofondata sul divano e nei mei anni settanta,  I Dik Dick, chi se li ricordava più con le loro cover? Mina, un azzardo datato, ma accidenti a quei brani. Battisti, il treno delle 7,40 anche se il mio per la Milano scolastica era alle 6,40 e quel "Mi ritorni in mente": beh, tornano troppe cose in mente e non sempre mi piacciono.  La voce caratteristica di Demis Roussos e sono subito le cinque con pioggia e lacrime, Rain and tears. I pugni chiusi di Demetrio Stratos struggono e su "Se perdo te" della Strambelli mi blocco. Entra in gioco un po' di Baglioni con quel suo "E Tu" e poi più.  Oh oui, je t'aime Moi non plus Oh, mon amour, i lenti del pomeriggio...
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Mi osservo nelle mie azioni quotidiane, nell'accettare questo mio essere, ogni giorno Sono disordinata, molto e i miei passaggi lasciano il caos. "È esplosa una bomba in questa stanza?" Urlava così la genitrice e il compagno di vita si arrabbia da decenni. Perdo oggetti preziosi, lascio tutto dove capita. Stranamente la mente, al contrario, si mantiene ordinata, lucida Il mio ragionare è comunque troppo veloce rispetto alla lingua parlata: esterno, già elaborando altro e do per scontato che i miei interlocutori siano allineati, ma non sempre succede. Mi scuso, freno, ricomincio.  Mi impongo di parlare con calma ed è un esercizio duro. La scrittura mi è più congeniale, ha tempi diversi e permette di comprendere. Rendo fisici i pensieri.  Quando realizzo che i discorsi si fanno troppo intricati e possono avere fraintendimenti, scrivo. Le parole allora hanno senso diverso, chiarezza e incisività.  Succede che mi si legga un po' cinica e indifferente. Lo sono stata a volt...
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Siamo n̈el 2025 dovrò abituarmi a questo nuovo numero finale Sono scesa, come sempre all'alba, avendo pur dormito ancora meno del solito, ma ero in tenuta festaiola, con scarpette rosse e maglioncino tono su tono, invece della solita felpaccia o del cardigan usurato che invoca il pensionamento. Outfit che avevo indossato anche al mio aperitivo casalingo di ieri sera, ospiti mio marito, io e la loppide. Aperitivo da bar di periferia, che era un cenone: niente brindisi, ma un americano deca, una tisana allo zenzero, che male non fa, poi un tranquillante per Isi, in dose adeguata al suo peso come da indicazioni veterinarie. Per coprire il sottofondo guerrafondaio, musica a volume da sordità e tutte le giaculatorie conosciute e anche inventate. L'ordinanza comunale che avrebbe vietato i botti, tanto osannata e condivisa, aveva chiara la postilla che ne derogava l'uso dalle 23 all'una am. Ponzio Pilato era campione di responsabilità al confronto. Comunque sia in Cadorna, all...