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Visualizzazione dei post da marzo, 2025
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Mi ritrovo a pensare se davvero,  l'ultimo periodo di parvente serenità,  non lo abbia vissuto in lockdown, nel 2020 Questa mattina, all'alba proprio, mi sono ritrovata a guardare un piccolo video dell'epoca: sotto la tardiva neve, il mio terrier che si gode nel giardino la sua ultima nevicata. Ultima neve di primavera e viene da ricordare il titolo di un vecchio film Chiusi in casa per effetto della pandemia, in montagna, la casa piccola, un discreto giardino, nulla Intorno.  Il silenzio che avvolgeva tutto, come una cappa pesante. Il silenzio che aveva assunto fisicità, era diventato corporeo. Gli unici vicini, erano in realtà lontani e ci si poteva parlare quando passavano in auto per le uscite obbligate I cavalli, che nelle giornate discrete, uscivano a pascolare, con l rumore delle galoppate libere e il loro raro nitrire amplificati Ho amato quel mio isolamento, che per una volta, una sola, non doveva essere giustificato. No, ho amato proprio non dover spiegare perch...
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Ci ho provato a buttare la polvere sotto il tappeto, accumulandone in grande quantità. Tutto sembrava così  pulito. In fondo cosa ci vuole a nascondere ciò che non si vuole vedere? Per mesi a ignorare il disagio, il malessere Un vago senso di inadeguatezza, i tentativi di darmi andare bene ciò che detesto, gli scatti di rabbia, la mancanza di sonno Le cuffie con la musica a volermi isolare, a rendermi sorda alle parole di chi mi stava mettendo in guardia Le rassicurazioni mie alle amiche che dicevano tanto Le scazzate al compagno di vita, preoccupato dal mio eccessivo nervosismo Mille libri aperti, pochi apprezzati, molti abbandonati. La voglia di prenderne alcuni e buttarli nel fuoco, come Pepe Carvalho: a cosa mi sono serviti? Ora non mi dicono nulla!  Troppi caffè. Ci sarebbero state bene anche le sigarette. Nel fumo, in un'altra vita soffocavo i malesseri. Mi sentivo come Zeno Cosini del libro di Svevo Ecco, troppe vite vissute, troppe schegge del passato che feriscono il ...