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Visualizzazione dei post da luglio, 2024
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Sto leggendo un breve racconto scritto da una figlia, impotente di fronte alla richiesta della madre ricoverata, di essere portata a casa. Leggo e sto male. Leggo e ritorno a tanti anni fa. Il ricovero, obbligato, di mia mamma in una struttura.  Però,  non era lei a soffrire, ero io. Ci vollero la fermezza di mia sorella, molto più lucida di me, le parole dei medici, perché accettassi il tutto.  Eppure ero consapevole che era quella l'unica soluzione, ma non riuscivo a metabolizzarla.  Avevo vissuto i suoi momenti di panico, quelli che capitavano quando perdeva il senso del tempo, della realtà, quando la dovevo abbracciare stretta perché non si facesse male. La osservavo quando mi faceva discorsi incredibilmente lucidi sulla religione, ad esempio, che non me la facevano riconoscere, per poi chiedere la lettura di riviste misconosciute di gossip spicciolo. Viveva una sorta di bipolarismo.  Ricordava le letture giovanili degli scrittori russi, quanto amava lei, An...