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Visualizzazione dei post da marzo, 2020

RIFLESSIONI MATTUTINE

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È ormai pacifico che la serrata si protrarrà almeno fino al 18 aprile: poi si vedrà. È probabile che festeggeremo una nuova festa di liberazione, più o meno intorno alla fine di maggio, ma dovremo trascorrere parte dei mesi estivi con guanti e mascherine.  Qui potrebbe nascere un nuovo business con la produzione di maschere in tessuto igienizzato, ma floreale, magari in pendant con i guanti. Non meravigliamoci: le nostre nonne e mamme, a dir la verità anch'io per costrizione materna, indossavano i guanti anche in piena estate; erano bianchi, generalmente di pizzo. Faremo di necessità virtù. Intanto quassù sulla montagna, la neve sta scendendo abbondante. Durerà poco, come dice il proverbio, ma intanto continuo a portare i guanti tecnici. Comunque per adeguarsi ai tempi, il sindaco del paesello ha varato le indicazioni per le consegne a domicilio. Mutande e pizze al trancio potranno essere consegnate, previo adeguato outfit sanitario. Già il macellaio, con tono da p...

PASSERÀ...

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Quella che doveva essere una permanenza di pochi giorni, qui in Appennino, si è trasformata in una lunga sosta e davvero non si sa con certezza quando potrà terminare. Il COVID, ha stravolto le nostre vite, le ha traumatizzate, si sta portando via troppe persone e a questo non ci si abituerà mai. Ogni vita spezzata, crea una ferita nel nostro cuore.  Il paese dei cinque campanili e i suoi dintorni, stanno pagando un prezzo troppo alto. Ne soffro. Non mi capacito e ne soffro. Il mio angelo, di nome e di fatto, il mio medico, mi mette con fermezza e dolcezza di fronte alla realtà: "... siamo in guerra. Pensa a quando i nostri genitori raccontavano dei rastrellamenti, di quando non avevano il tempo di salutare un padre, un fratello, un figlio. Siamo così: combattiamo per salvarci e in questo momento abbiamo, come arma, solo l'isolamento. Ce la faremo, ma sarà dura per tutti..." Così, silenziosamente piango le persone, che hanno incrociato la mia vita, in un'altra vita, m...

PICCOLE CRONACHE DA UN EREMO APPENNINICO

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Qui, in eremo, il clima fa le bizze. Dopo la nevicata di ieri, in rapido scioglimento, una parvenza di sole, ma con il ghiaccio a terra, che a far gli scalini devi rivolgerti a tutti i santi, ora è esplosa una bufera di vento , che non promette nulla di buono.  Che fare? Si dorme, si legge, ovvio, si cazzeggia e ci si arrabbia sui social; si discute con il marito, ma questo si fa sempre e si cucina.  Cucinare, significa poi mangiare, che non è che una butta: buttare è peccato, mi diceva mia mamma. Allora dai di ragù, di pizze, di sfoglie variamente imbottite, di pollo al limone o in salsa barbecue, di pasta alla gricia, di vassoietti con salumi e formaggi, di frittate con erbette, di pane cotto nel forno di casa. Poi la fettina di tacchino, o il filetto di pesce ai ferri per penitenza, anche se per abitudine i miei sono poco più che assaggi.  In realtà, dovrei pesare 25 chili, ma la natura è ingrata, la bastarda. Niente dolci, non li amo, anche se il cioccolato fa bella m...