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Visualizzazione dei post da giugno, 2019

QUIETE

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In quelle estati che hanno ormai nel ricordo un colore unico, sonnecchiano istanti che una sensazione o una parola riaccendono improvvisi, e subito comincia lo smarrimento della distanza, l’incredulità di ritrovare tanta gioia in un tempo scomparso e quasi abolito. (Cesare Pavese)  Giugno, caldissimo. L' allarme sulle elevate temperature, è  dato quotidiano. Dall'alto dei mille e qualcosa metri, dove vivo da anni le mie estati, vedo la foschia che avvolge la pianura e so che questo indica quanto l'aria nella città sia irrespirabile. Mia figlia, non è facile al lamento e se mi dice che si "muore", le credo, se mai avessi bisogno di conferme. Quassù, mi lascio avvolgere da una pigrizia levantina. Vivo il giardino, in abbigliamento così poco consono alla mia veneranda età e alla mia figura, ma il chissenefrega è d'obbligo: pantaloncini e comode magliette, piedi scalzi, pettinatura alla nonsoche, che di usare piastre varie e phonature, proprio n...

PENOMBRE PADANE

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Alle torridi estati padane di un tempo, quelle in cui si vedeva l'asfalto ubriaco fluttuare, si doveva pur trovare rimedio. In mancanza dell'aria condizionata giravano, dove possibile, rumorosi, vetusti, ventilatori o pale appese ai soffitti. Nelle chiese, pur sempre fresche, i ventagli delle signore: mia mamma ne aveva una collezione. Credo ne avesse per casa, uno sgualcito, invece elegante da usare fuori, magari in pendant con gli abiti. Anche uno decorato con immagini di santi,  quelli da invocare quando proprio non ce la si faceva più e anche pregare  era fatica . Comunque uno in ogni borsa sicuramente. Poi le persiane, le tapparelle chiuse o abbassate, in modo da creare la penombra: "fà no vegn indrèn el sùl"! Non fare entrare il sole! Un mantra.  Le porte delle case,  affacciate sui cortili, avevano tende colorate a nascondere dalla luce il chiacchiericcio sonnolento delle donne.  Nei negozi si entrava fendendo le tende a perline o a strisce di ...

ALL' ALBA DI UN GIORNO QUALUNQUE

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Ci sono giorni in cui tutto sembra più difficile, quasi insopportabile. Un mattone nel petto e un nodo nella gola,  le gambe pesanti, il passo strascicato, come se i piedi fossero blocchi di cemento. Gli occhi stanchi per il sonno, vorrebbero chiudersi, ma non ce la fanno: rimangono sbarrati fissi su un libro, che che si spera possa rasserenare e auspicando,  che lo scorrere delle righe, generi un po' di benefico riposo. Si vorrebbe leggerezza, si desidererebbe  correre a perdifiato, con quella gioia che porta allo sfinimento e che solo i bambini riescono, forse a provare, ma anche il lento camminare è faticoso.  È l'alba, il cielo gioca con il chiaroscuro e il sole che sta sorgendo, fa filtrare,  fra i rami degli alberi, variegate,  ma sonnolente lame di luce.  Spalanco la porta, mentre prendo una felpa da buttarmi sulle spalle, respiro l'aria ancora frizzante che mette qualche brivido e cerco di connettermi con ciò che mi circonda. Osservo ...