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Visualizzazione dei post da aprile, 2019

PASQUETTA ON THE ROAD

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Bon, anche quest'anno archiviamo Pasquetta, che intanto a causa di virus vari, che ci avevano lasciato indenni durate l'inverno, per presentarsi belli tosti a fine aprile, la gita fuori porta o la grigliata, l'abbiano vista con il lanternino, Ora, non è che la cosa del pranzo ci dia fastidio, che poi più che nel nostro giardino sulle vette appenniniche non saremmo andati,  ma i virus, con annessi e connessi, sono davvero odiosi, debilitanti e giaculatoriosi. Va beh, il termine è mio e l'Accademia della Crusca, non me lo passerebbe, certamente. Intanto la città è davvero deserta. Forse in centro storico, qualcuno sta vascheggiando, ma la città con le saracinesche chiuse, mi mette tristezza. Ho attraversato la strada sotto casa, quattro corsie e pista ciclabile, pensando che a ferragosto, ci sarebbero state più automobili.  A dire il vero, ho attraversato l'incrocio pedonale, bypassando due semafori, in perfetta diagonale. Tutti in fila, in autostrada o sulle stat...

RICORDI MINIMI

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Mia mamma preparava le uova colorate da mettere in tavola, il giorno di Pasqua. Usava tingerle, alla vecchia maniera, facendole bollire avvolte in pezze di vari colori. Non si mangiavano, erano semplici decori, una tradizione che si portava appresso dalla sua infanzia veneta. Non ho mai imparato a farle e un po' mi dispiace. Oggi ho apparecchiato con una tovaglia di lino, con l'orlo a giorno, fatta a scuola, soprattutto con la collaborazione delle  mie compagne, già che nell'ora di educazione tecnica, ero addetta a leggere ad alta voce e pessima nel cucito; venne poi fatta ricamare da una professionista. La uso poco, non voglio rovinarla, perché penso alle tante mani, ancora bambine, che hanno contribuito a farla. I punti non sono perfetti e questo me la rende ancora più cara. Ci si può affezionare a un oggetto? Sono poche le cose del mio passato a cui non rinuncerei mai e la tovaglia di lino verde, mi è davvero preziosa. Il resto oggi, è colore, un pout pourri, c...

LEGGEREZZA

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SHOPPING?  Non amo lo shopping, perché detesto girare per negozi. E odio provare gli abiti. Però, mi tocca, a volte, maledizione.   In pratica quando tutti i pantaloni, comprati in serie, sempre identici per ogni stagione, cambiando solo il tessuto, neri, con la variante estiva di un blu scuro,  iniziano a mostrare segni di usura e le maglie, sempre simili , di taglia comoda, con uno scollo profondo, tono su tono con i pantaloni, cominciano ad assomigliare a straccetti. In questo caso, nei soliti negozi, acquisto un tot di cose, assolutamente uguali e solo rarissimamente li provo: una tortura provare i capi ... Anche il migliore dei locali, avrà camerini con le tende che non rimarranno mai chiuse, spazi ridotti, che impediscono movimenti fluidi, specchi che spesso somigliano troppo a quelli dei labirinti nei luna park. Al di là del dismorfismo, di cui pare io soffra, gli specchi dei negozi, per qualche strano motivo, non invogliano all'acquisto. In genere, la figu...

PENSIONI E PENSIONATI

FENOMENOLOGIA DEL PENSIONATO Nella vita di un uomo, la pensione, soprattutto al giorno d'oggi, è vista come un oasi nel deserto, il raggiungimento di un traguardo, il sogno di una vita, il riposo dopo la fatica, la quiete dopo la tempesta.  Agognata, sospirata, attesa e finalmente raggiunta. I primi giorni è festa grande. Niente sveglia, niente impegni, niente riunioni, consigli, telefoni che suonano. Silenzio, pace. Tutta la giornata davanti a non far nulla. Come uno studente alla fine dell'anno scolastico, libero. Poi... Poi, se non ci si è creati un'alternativa, se non si hanno hobby particolari, se non si ha avuto la possibilità di diversificare le giornate, che non fossero scandite dal ritmo delle scadenze, dalla gente che si aspetta qualcosa da te, dal tempo avaro, perché le ore, mai sufficienti,  all'improvviso il vuoto. La presa di coscienza che bisogna sapere, anche, non fare nulla. E' necessario imparare a gestire l'ozio e non è facile...

UNA VEDOVA, UN CANALE, UNA TORRE E CINQUE CAMPANILI

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UNA VEDOVA, UN CANALE, UNA TORRE E CINQUE CAMPANILI Esco dall'autostrada, casello Basso Lodigiano, non appena attraversato il ponte del Po, che dall'Emilia, porta in Lombardia. Pochi minuti e riuscirò a intravedere la grande sagoma rosata dell'ospedale, e già qualche campanile Cinque se ne contano nel paese, ognuno a indicare un quartiere, tranne quello principale, quello della Cèsa Grànda, della Cattedrale, sulla piazza. Mi tornano in mente le parole di una canzoncina di un autore locale: "lasà pur che e mund el disa, ma Casal l'è un gran Casal. A sta sul cavalcavia, panurama da luntan. Gh'è la piassa fai a fùrmagìa, gh'è la Tùr e il monument. A Casal gh'è la ròda che fa andà tri mulin e gh'è anca cinq campanil!. Vado a memoria, e la scrittura del dialetto non è perfetta, ma in poche righe racconta il panorama che mi viene incontro. Solo i tre mulini non ci sono più. La Torre merlata, simbolo della città, è lì, da secoli, unico e...

CUCINANDO

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PIATTI E IMPIATTAMENTI Cucinare è ormai una moda. I programmi su cuochi permalosi, famosi, che vorrebbero esserlo con  ricette astratte, cucine più o meno da incubo, hanno invaso canali satellitari, pay tv e ogni genere di social, attraverso tutorial più o meno ridicoli. Evito, accuratamente la loro visione, ma a volte è inevitabile, scappa l'occhio e troppo spesso corre l'orrore. Gli impiattamenti, seguono il corso di piccole opere d'arte, lo ammetto, ma vedere microscopici petti di anatra al sangue, con decori di glassa di carote e stelline di aceto balsamico sfumato al vapore del fumo delle salse di Nirano, mi causano una violenta orticaria. Non sono una gourmet: mi nutro per veicolare i farmaci, piuttosto che per gola. Dipendesse da me, vivrei di pane e pomodoro, qualche cioccolato e insalate miste, ma sono una discreta cuoca.  Cucino, quando ho voglia, per gli altri, ma sempre più malvolentieri. Mr. Gi, è peggio di me, anche se dice che non ha mai fame, ...

con le valigie in mano

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VIAGGI Sono una pessima viaggiatrice, senza alcun dubbio. Tanto naviga la mia mente, così nella realtà, soffro ad allontanarmi da casa. Vorrei essere una tartaruga, che si muove lentamente con la sua tana in groppa. Ecco, vorrei partire con la mia casa addosso e in effetti pare che un po' lo faccia. Le mie valigie sono enormi e quando le chiudo sembrano chiedere pietà, proprio come mio marito, che mi prega di portare il minimo indispensabile, che comunque quello che manca lo si può sempre comprare in loco.  Non ce la faccio, anche se ce la metto tutta per razionalizzare e riordinare i bagagli. Qui però si cade in un ossimoro, perché il riordino e il mio nome, non possono coesistere nella stessa frase. Comunque sia, se proprio devo, e devo, voglio viaggiare in auto, così che il bagagliaio possa contenere quanto più possibile: "Sembriamo degli zingari, mi vergogno, non è possibile" il mantra di Mr: Gi, ad ogni nostro spostamento, non importa quanto lungo si...

BACI E ABBRACCI

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PER UN BACIO PICCOLISSIMO... "Lo so che non ami i baci e gli abbracci, ma io te ne invio tantissimi. Ti stritolo": così il messaggio telefonico di un'amica, trasferitasi in Piemonte.  Per fortuna, la cosa è solamente virtuale. Non voglio essere abbracciata, o meglio non vorrei, ma pare che un abbraccio faccia bene e tutti si sentono obbligati a cingermi forte. E a baciarmi… Tre volte, che si usa così! Mi sento smarrire. Vorrei fuggire. Beh, mica mi picchiano, ma da sempre ho un istintivo rifiuto all'abbraccio.  Leggenda narra, che sin da bambina, non amassi essere coccolata e l'unico da cui accettassi smancerie varie, fosse mio nonno e qualche volta da papà.  A mia mamma che cercava di prendermi in braccio, sfuggivo, con suo dispiacere. Durante la sua vecchiaia, e l'avanzare della malattia, però mi concessi ai suoi sbaciucchiamenti, sapendo di renderla felice. Ora è dai siberiani, notoriamente pazzi, che vengo sommersa da abbracci potenzialmente...

PENOMBRE

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PENOMBRE Sono meteoropatica, ma al contrario. Ogni mattina, all'alba, scruto il cielo alla ricerca di una nuvola, leggo le previsioni meteo, sperando in una giornata quantomeno bigia. Quest'ultimo inverno, come mai, ha tradito ogni mia aspettativa. Un inverno che ha voluto essere  primavera, che ha preso in giro la natura, distorcendo i tempi, asciugando i letti dei fiumi, seccando campi e prati. Sole tutti i giorni, troppo sole e io, odio il sole, o forse il sole odia me. Insomma non c'è feeling. La troppa luce, non è un mistero, mi turba, mi rende inquieta; mi costringe a portare sempre gli occhiali scuri, ad abbassare le veneziane sui balconi, a tirare le tende, Ogni giorno, una discussione in casa, perché, dove io cerco penombra, mio marito cerca la luce, brontolando. Amo i chiaroscuri, le nebbie e le foschie che svelano e negano, che lasciano intuire. La nebbia ha un suo profumo. E' silenziosa; attutisce i rumori, li assorbe.  Credo che nulla mi...