Ho sempre vissuto in case incompiute, perennemente immerse nei lavori in corso, almeno fin da quando ho lasciato la casa dei miei genitori. Nella fase iniziale dei trasferimenti lavorativi di mio marito, abitavamo in alloggi temporanei; già il solo termine foresteria evocava in me un angosciante senso di precarietà. C'è stato l'appartamento di Chiavari, troppo piccolo per le nostre necessità ma sempre gremito di vita, e la bella casa di Lodi, che però sentivo priva di anima, forse perché rifletteva la mia stanchezza. Poi c'è stato il magnifico, ma scomodo, attico di Modena, con i suoi vasti terrazzi e quell’impronta architettonica anni Ottanta: tutto salotto e stanze anguste sparse intorno. E infine, la piccola e meravigliosa mansarda torinese, appartenente a mio marito, che avrei davvero desiderato fare mia. Quella era quasi perfetta. La decisione di dare stabilità a nostra figlia ci spinse ad acquistare un appartamento nella storica Mutina, vicino al centro e comodo per...
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Al SOLITO...
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Al grido d ICE out, o ICE only in the drink, migliaia di persone tranquille, si sono riversate nelle strade a contestare l'arrivo in Italia della brigata trumpiana Al solito, mascherati e invasati, il solito gruppo di antagonisti, hanno messo in croce Torino. I soliti i□ioti, che annoverano fra di loro, e a loro insaputa probabilmente, vista la loro pochezza mentale, gli altrettanto soliti infiltrati e sobillatori. Non è fantasia, ma c'è una lunga storia e altrettanta letteratura a proposito I soliti o al solito, perché tutto torna a ripetersi, tranne i servizi d'ordine, quando ci vorrebbero: dilettanti, pericolosi, molto delinqu€nti. Tutto prevedibile, anche. Non riesco a meravigliarmi Ancora al solito, inizia febbraio e insieme parte quella potente arma di distrazione di massa che è il Festival di Sanremo. La cosa più stupidamente pubblicizzata, seguita, osannata, ma totalmente fuori tempo massimo in questa Italia inginocchiata Una settimana a discutere del nulla cosmic...
OGGI
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Gli aneddoti materni sulla mia nascita si sono sprecati: iniziava a nevicare, ma mai ci si sarebbe aspettati una cosa simile, era il 56. Nonno e zia arrivati con la bicicletta dopo due giorni a trovarci, rimasero bloccati da quella nevicata e comunque per nascere ci ho messo troppo che già praticamente entrava nel decimo mese, caso enciclopedico proprio. Persino la suocera che la assisteva, pur abituata a far figli, piangeva con lei. Vero che era rimasta orfana da pochi giorni e quindi il mio arrivo benedetto dallo stesso nome di nonna. Poi tutti quei capelli neri in una neonata: neri? Sì, poi si sono schiariti, certo. E le sopracciglia di più. Un orrore quindi. Poi il battesimo nel paese paterno, dove era andata a passare la "quarantina", ma tutti vittime di un'epidemia influenzale mai vista. Una sfiga unica la mia nascita, a raccontarla, ma a dirlo si rischiava una sberla ma e per contro la risata paterna. Chissà cosa c'era in quel fonte battesimale poi, visti i ris...
Sera
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Troppo impegnata la mente, per permettersi una botta di depressione, ma c'è quell' accenno di malinconia, i sogni sugli scaffali bene in vista e non nei cassetti, per non dimenticarli, un po' di cose antipatiche e qualche incazzatura di troppo, i soliti idioti che sparano cose come in una guerra scema, che la guerra non è mai intelligente, occhi che faticano sulle righe del cartaceo, realizzare che volere non è sempre potere, soffrire assenza di persone, soffrire la presenza di persone, il pigiama scozzese, i piedi sempre scalzi, le unghie rosse, Kenny G e il suo sax, David Gilmour e la sua chitarra, Leonard Cohen e la sua voce, la nostalgia di cose non vissute fra le parole di Locasciulli, in una fredda sera di gennaio, uguale a mille altre
PATTINI D'ARGENTO
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Rakuten Kobo, ogni giorno, mi propone una carrellata di libri, molte novità e vecchie storie da scaricare da Kobo plus, la sua enorme biblioteca multimediale Stamattina, mi si presenta "Pattini d'argento ", nato nel 1895 dalla penna di Mary Mapes Dodge, uno dei libri della mia infanzia, più amati e consumati, secondo solo alla serie delle "Piccole donne" della Alcoot Consumato per le continue riletture, con qualche pagina macchiata, perché ho sempre mangiato leggendo, che fosse il pasto solitario o una merenda: lo faccio ancora in verità. Poi la rigida copertina azzurra, tenuta insieme dal nastro adesivo. Lo ricordo ancora quel libro, chiuso in uno scatolone marcato Gondrand del mio primo trasloco, quello verso la Liguria e ancora di ritorno a Lodi, salvo poi perderne traccia La storia è nota: i fratelli Brinken, Hans e Gretel, la loro famiglia in difficoltà, il padre malato, gli amici e soprattutto le lunghe gare con i pattini sui canali ghiacciati di Amsterdam...
C'è tempo
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È tempo È tempo di disfare l'albero, di togliere gli addobbi Non ne ho voglia, mi sento presa da una forma perniciosa di apatia. Se da un lato, liberarsi degli orpelli natalizi, ha senso, mi infastidisce affrontare la pur minima fatica fisica necessaria per rimettere a riposo fiocchi, lucette e palline argentate. È stato monco questo Natale, più imperfetto del solito, anche di quelli in cui, per due volte, il Covid mi aveva costretto a isolamento forzato. Ho dovuto posticipare gli incontri, ho ancora regali da distribuire, ho fatto regali che simsono rivelati sbagliati, incompleti, da figure barbine, per un errore del venditore e va beh, rimedierò, ma il tutto mi ha fatto pensare a un'altra occasione in cui sentirsi fuori tempo, fuori luogo e davvero fuori di testa. Un natale disordinato, antipatico, di quelli che non lasciano nulla, se non una certa amarezza Ho letto che in molti ritengono di dover tenere addobbato l'albero sino alla Candelora, il due febbraio, data c...
Note semiserie, per un uso e non abuso dei social
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- Se incappate, sfogliando i reels, in qualche drama cino/coreano, potreste essere sopraffatti da violenze inaudite, dove la sberla, data ad caxxum, sembra essere cosa normale, quotidiana, all'interno delle dinamiche familiari, l'inginocchiamento prassi comune, le frustate un metodo diffuso di insegnamento. Mi chiedo, se corrisponda alla realtà della loro vita, se pur portata alla drammatizzazione scenica. In ogni caso, dubito e non mi piace quello che viene mostrato - Passo tempo a cliccare su crocette di chiusura di pagine, di ogni tipo, comprese quelle di strane tiktokare, in evidente sovrappeso e in chiaro stato di disagio, inviando continuamente la dicitura "non corrisponde ai miei interessi, nella vana speranza che gli algoritmi FB, vengano mossi a pietà e tornino a farmi rivedere i post dei miei contatti - Gli stati whatsapp, servono spesso per amiche che non hanno FB, e stimolano le nostre conversazioni in chat, più o meno serie, ma ancora più spesso sono utili a...